Vignaioli naturali da scoprire su Raisin - Agosto 2026

Agosto 18, 2026 - 0 Commenti

Vignaioli naturali da scoprire su Raisin - Agosto 2026 🍇

Dai pendii mediterranei della Provenza ai vigneti affacciati sull’Atlantico dell’Algarve, dalle colline calcaree di Cahors alle alte valli del Vallese, la selezione di questo mese ci conduce attraverso paesaggi viticoli profondamente diversi. Un viaggio tra territori in cui ogni azienda ricerca un’espressione autentica del suolo, del clima e dei vitigni, riducendo al minimo l’intervento umano.

Francia, Italia, Germania, Portogallo, Spagna e Svizzera : dietro i nuovi profili da scoprire su Raisin si incontrano giovani progetti e aziende profondamente radicate in una storia familiare. Alcuni recuperano vecchie vigne o parcelle dimenticate; altri riscoprono vitigni autoctoni, talvolta rari. In molti coltivano i propri terreni secondo i principi dell’agricoltura biologica, biodinamica o rigenerativa e privilegiano la vendemmia manuale e le fermentazioni spontanee.

Questo mese il nostro viaggio ci porta dalle bollicine tradizionali delle colline di Parma ai Malbec del Causse di Cahors, dal Silvaner coltivato sui terreni di Keuper in Franconia agli assemblaggi di uve da vigne complantate nei vecchi vigneti dell’Algarve. Scopriamo anche una realtà del Molise dove viti, ulivi e animali convivono nello stesso paesaggio, vini andalusi prodotti senza alcun additivo e una giovanissima cantina a 900 metri di altitudine, nel Vallese svizzero.

Anfore, kvevri, cemento, vecchie botti o semplici vasche in acciaio inox: le tecniche possono essere molto diverse, ma alla base c’è una stessa filosofia. Accompagnare l’uva senza snaturarla, preservare la vitalità dei suoli e produrre vini capaci di esprimere con autenticità il luogo e l’annata.

Ecco i vignaioli naturali da scoprire su Raisin ad agosto 2026.

🍇 Scopri tutti i vignaioli naturali su Raisin.

📍 Pubblica la tua cantina sulla mappa Raisin

Domaine Croix-Rousse

Provenza, Francia

Domaine Croix-Rousse
Domaine Croix-Rousse

A Puget-Ville, nel Var, Jean-Luc e Anne-Marie Husson coltivano i cinque ettari del Domaine Croix-Rousse, ai piedi del massiccio dei Maures. Certificato in agricoltura biologica e condotto secondo i principi della biodinamica, il vigneto è seguito con particolare cura, riducendo al minimo gli interventi meccanici e affidando la vendemmia esclusivamente alla raccolta manuale. Il lavoro in vigna è accompagnato dall’utilizzo di tisane di piante, cornoletame e di tecniche come la cristallizzazione sensibile. In cantina, Vermentino, Grenache, Carignan e Calitor vengono raccolti e vinificati separatamente, utilizzando giare di gres, uova di cemento, vasche e demi-muid usati. Le fermentazioni avvengono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, senza aggiunta di additivi. Prima dell’imbottigliamento viene effettuata soltanto una leggera aggiunta di solfiti; i vini non vengono infine filtrati.

Cantina Montecorneo 570

Umbria, Italia

Cantina Montecorneo 570
Cantina Montecorneo 570

A Sant’Andrea d’Agliano, nei pressi di Perugia, Federico e Sara Gallina  coltivano vigne di cui alcune parcelle risalgono agli anni Settanta. Il vigneto principale è stato invece piantato dal nonno nel 1999. Le viti sono condotte in agricoltura biologica, secondo principi che si ispirano anche alla biodinamica, con pratiche come il sovescio e interventi di recupero e conservazione dei ceppi più vecchi. La vendemmia viene effettuata manualmente nelle prime ore del mattino, così da portare l’uva in cantina nelle migliori condizioni possibili. La vinificazione ha inizio immediatamente dopo l’arrivo delle uve e non segue un protocollo prestabilito: non viene aggiunto alcun ingrediente e ogni annata viene accompagnata assecondandone le caratteristiche e le specifiche esigenze. Gli affinamenti avvengono principalmente in acciaio inox e cemento.

La Bandina Traditional Wines

Emilia-Romagna, Italia

La Bandina Traditional Wines
La Bandina Traditional Wines

Sulle colline di Parma, La Bandina Traditional Wines custodisce una tradizione vitivinicola locale fondata su vini di spiccata acidità, bollicine naturali e vitigni autoctoni. Gli otto ettari di vigneto si sviluppano su pendii che raggiungono i 450 metri di altitudine, su terreni ricchi di calcare, argilla, gesso e persino fossili, testimonianza dell’antico mare che un tempo ricopriva la Pianura Padana. Le vigne sono coltivate secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, sebbene senza certificazione, mentre la vendemmia è interamente manuale e accompagnata da un’attenta selezione dei grappoli. In cantina, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni e rifermentazione con mosto fresco si affiancano all’assenza di filtrazione, chiarifica, additivi e sboccatura. Il risultato sono vini secchi, freschi e vibranti, espressione autentica del territorio, con una particolare valorizzazione della Malvasia di Candia Aromatica e del Lambrusco.

Domaine la Calmette

Sud-Ovest, Francia

Domaine la Calmette
Domaine la Calmette

Stabilitisi a Cahors nel 2016, Maya Sallée e Nicolas Fernandez  hanno rilevato vecchie vigne radicate nei terreni calcarei di matrice kimmeridgiana del causse (il tipico arido altopiano calcareo del sud-ovest della Francia). Il loro approccio, basato sull’agricoltura biologica e biodinamica, segue una filosofia rigenerativa: lavorazioni minime del suolo, apporto di compost e sviluppo di una ricca copertura vegetale, con l’obiettivo di preservare la freschezza e l’equilibrio delle uve. Il Malbec è al centro del loro lavoro, ma l'azienda coltiva anche parcelle complantate con varietà a bacca bianca, tra cui Sauvignon Blanc, Chenin e Noual, un’antica varietà tradizionale degli altopiani di Cahors. Tutte le uve provengono dai vigneti di proprietà e sono vendemmiate manualmente. In cantina, le vinificazioni mirano a esprimere la purezza del frutto e una trama delicata, attraverso fermentazioni spontanee e lunghi affinamenti sulle fecce. L’uso dei solfiti è ridotto al minimo e, quando necessario, avviene esclusivamente al momento dell’imbottigliamento.

Andi Weigand

Franconia, Germania

Andi Weigand
Andi Weigand

Dal 2018, Andi Weigand  produce vini naturali nella campagna della Franconia. Alcune delle sue vigne, che arrivano a quasi 60 anni di età, sono certificate biologiche e ogni anno vengono arricchite da numerose colture di copertura. Il Silvaner è il vitigno principale, affiancato da Müller-Thurgau, Riesling, Scheurebe, Chardonnay e Pinot Noir. Sotto le vigne si trova il Keuper, un’antica formazione rocciosa tipica della regione, che Andi considera una delle chiavi del carattere erbaceo, speziato e fresco dei suoi vini. La vendemmia, generalmente molto precoce, inizia già ai primi di settembre. Le uve vengono raccolte a mano da una squadra composta da amici, familiari e visitatori che, nel tempo, sono diventati amici. In cantina, i vini proseguono il loro affinamento in botti di rovere francone e anfore e, più recentemente, anche in un kvevri.

Boris Loy

Bretagna, Francia

Boris Loy
Boris Loy

Boris Loy ha iniziato la sua attività come négociant nel 2023, per poi diventare anche vignaiolo nel 2026. Oggi coltiva quattro ettari di vigne a Saint-Mars-de-Coutais, principalmente con Grolleau Gris, Grolleau Noir, Gamay, Cabernet Franc, Folle Blanche e Melon de Bourgogne. Il progetto è destinato a crescere ulteriormente: a partire dal 2028, Boris prevede infatti di piantare altri 2,4 ettari nel comune di Cléden-Cap-Sizun. Un’avventura ancora agli inizi, costruita attorno a un’idea semplice ma profondamente rivendicata da Boris: produrre vini vivi.

Az. Agr. Steiger-Kalena di Steiger Giulio

Molise, Italia

Az. Agr. Steiger-Kalena di Steiger Giulio
Az. Agr. Steiger-Kalena di Steiger Giulio

Nel 2014, Giulio Steiger e Margarita Cherubini lasciano Parigi per trasferirsi in Molise, la regione d’origine di Giulio. A Contrada Olivoli, già dall’anno successivo iniziano a piantare le vigne e a costruire una cantina completamente interrata nel cuore del vigneto. Oggi Steiger-Kalena si estende su circa 30 ettari, di cui 12 vitati, immersi in un paesaggio di boschi, pascoli e uliveti, abitato anche da pecore, asini e cavalli. Le 24 piccole parcelle di Tintilia, Montepulciano e Aglianico sono coltivate secondo i principi dell’agricoltura biologica e rigenerativa, vengono vendemmiate e vinificate separatamente. Fermentazioni spontanee, affinamenti in cemento, rovere e castagno e una particolare attenzione alla fertilità dei suoli definiscono un approccio che mira a preservare e valorizzare l’identità di ogni singola parcella.

Atlasland

Algarve, Portogallo

Atlasland
Atlasland

Sulla costa occidentale dell’Algarve, tra Aljezur e Rogil, dal 2019 Filippo Pozzi si dedica al recupero di vigneti costieri a lungo trascurati. Oggi Atlasland coltiva direttamente circa tre ettari di vigne, senza acquistare uva da altri produttori. Le parcelle sono composte da assemblaggi di vitigni autoctoni bianchi e rossi (Boal, Sercial, Síria, Bastardo e Castelão) che Filippo preferisce valorizzare nel loro insieme, anziché vinificare sistematicamente per singola varietà. Ogni vigneto viene così vendemmiato integralmente, dando origine a cuvée parcellari capaci di esprimere l’identità del luogo. In vigna, l’approccio è essenziale e poco interventista: si utilizzano colture di copertura e trattamenti di impostazione biologica, tra cui oli essenziali ed estratti vegetali. In cantina, le fermentazioni avvengono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, mentre gli affinamenti si svolgono in contenitori neutri. L’obiettivo è lasciare in primo piano l’espressione del frutto e del terroir, con il minimo intervento possibile.

Azienda Agricola Fabiani

Toscana, Italia

Azienda Agricola Fabiani
Azienda Agricola Fabiani

Per Luca Fabiani, il principio guida è quello del minimo intervento, tanto in vigna quanto in cantina. I terreni vengono lavorati il meno possibile e le vigne non sono irrigate. Nei vigneti d’altura, operazioni come lo sfalcio e i trattamenti vengono eseguite esclusivamente a mano. L’azienda, certificata biologica, coltiva, tra gli altri, Sangiovese, Malvasia, Trebbiano e Ciliegiolo. In cantina si segue la stessa filosofia di essenzialità: le fermentazioni prendono avvio spontaneamente, senza l’impiego di lieviti selezionati e senza controllo della temperatura. I vini vengono infine imbottigliati senza essere filtrati.

Terrante

Toscana, Italia

Terrante
Terrante

A San Miniato, Francesco de Filippis porta avanti con Terrante un progetto agricolo incentrato sul vino, sull’olio d’oliva e sulla rigenerazione dei suoli. Certificata Demeter e interamente condotta secondo i principi dell’agricoltura biodinamica, l’azienda esclude l’uso di erbicidi, fertilizzanti chimici e prodotti di sintesi. Il sovescio, i preparati biodinamici e la tutela della biodiversità contribuiscono a mantenere i suoli vitali e a permettere a ogni parcella di esprimere al meglio la propria identità e il proprio terroir. In cantina, le fermentazioni avvengono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, con un uso minimo di solfiti e senza chiarificazioni. Gli affinamenti variano a seconda della cuvée e si svolgono in cemento, acciaio o vecchie botti da cinque ettolitri, sempre con l’obiettivo di preservare la purezza e l’integrità del frutto.

Southold

Bordeaux, Francia

Southold
Southold

A Francs, a est di Bordeaux, Regan Meador coltiva le sue vigne su terreni argillo-calcarei. Il lavoro in vigna viene svolto parcella per parcella, seguendo il ritmo delle stagioni: potatura, sfalcio, cimatura, lavorazione del suolo e vendemmia sono eseguiti manualmente e senza ricorrere all’irrigazione. Si privilegiano le colture di copertura, lo sfalcio e una lavorazione superficiale del terreno, evitando l’aratura sistematica. In cantina, le fermentazioni avvengono spontaneamente, senza l’aggiunta di correttori, enzimi, tannini o lieviti commerciali. A seconda del vino e dell’annata, le uve possono essere diraspate, vinificate a grappolo intero oppure sottoposte a fermentazione carbonica o semi-carbonica parziale. I vini non vengono né chiarificati né filtrati e i solfiti vengono utilizzati esclusivamente quando necessario.

Le Ver Libre

Valle del Rodano, Francia

Le Ver Libre
Le Ver Libre

A Rasteau, nel Vaucluse, Gregory Tison e Tiphanie Morin hanno rilevato nel 2022 una proprietà di sette ettari, di cui cinque vitati, con vigne dall’età media di circa 50 anni. Fin dal loro arrivo hanno scelto di adottare un approccio biodinamico, agroecologico e rigenerativo. Niente macchinari pesanti né lavorazioni intensive del terreno: in vigna privilegiano una copertura vegetale permanente, l’impiego di preparati a base di piante e un lavoro attento, rivolto tanto alla salute del suolo quanto a quella delle viti. Le Ver Libre è un'azienda certificata biologica, che produce, tra gli altri, Côtes du Rhône Villages, Rasteau e un orange da uve 100% Ugni Blanc. In cantina, fermentazioni spontanee, interventi ridotti al minimo e basse dosi di solfiti si accompagnano ad affinamenti in inox, botti di rovere e anfore.

Bodega Viñeron S.L.

Andalusia, Spagna

Bodega Viñeron S.L.
Bodega Viñeron S.L.

Per Samuel Párraga, il rapporto con il vino nasce durante l’infanzia, quando affianca il padre nei lavori in vigna, nella vendemmia e nella produzione dei vini tradizionali di Malaga. Nel 2017 avvia il proprio progetto, per poi realizzare l’anno successivo i suoi primi vini naturali, ottenuti da vigneti tradizionali della provincia e, in particolare, da vitigni minoritari, alcuni dei quali a rischio di scomparsa. Bianchi, rossi, spumanti e vini dolci sono tutti prodotti seguendo un approccio volutamente semplice e poco interventista. La vendemmia è effettuata a mano, le fermentazioni sono spontanee e non vengono aggiunti solfiti, acidi né lieviti. I vini, infine, non sono né filtrati né sottoposti a stabilizzazione artificiale.

Cave Kaléidoscope

Vallese, Svizzera

Cave Kaléidoscope
Cave Kaléidoscope

A Granois, a 900 metri di altitudine, Thomas Carl e Oscar Hauser hanno rilevato una cantina e un ettaro di vigneti coltivati a Chasselas, Pinot Noir, Gamay, Pinot Gris, Sylvaner, Diolinoir e Humagne. Dal loro arrivo non fanno uso di erbicidi, favorendo così il progressivo ritorno della flora spontanea. L’azienda è attualmente in conversione biologica e, in futuro, prevede di ampliare la superficie coltivata con varietà resistenti. In cantina, i due lavorano esclusivamente con lieviti indigeni, senza ricorrere a pied de cuve, chiarifiche o filtrazioni, e senza sottoporre i vini a controllo di temperatura. Dopo le cuvée 2024, affinate in vasche di vetroresina, le annate successive prevedono l’impiego anche di acciaio inox e barrique. Anche l’imbottigliamento segue un approccio rigorosamente artigianale: viene eseguito manualmente, utilizzando una riempitrice a sifone e una tappatrice a leva.


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