Luglio 27, 2026 - 0 Commenti
Chinon: la denominazione interpretata come guida, non come vincolo
A Cravant-les-Côteaux, il Domaine des Bernard coltiva tredici ettari di vigna all'interno della denominazione Chinon: dieci di Cabernet Franc e tre di Chenin, condotti in agricoltura biologica fin dal primo anno.
Il Cabernet Franc è il protagonista del Chinon rosso e rappresenta il cuore della denominazione; lo Chenin, coltivato sugli stessi pendii, dà invece origine allo Chinon bianco, prodotto in quantità estremamente limitate. I suoli variano sensibilmente da una parcella all’altra: sabbioso-limosi ai piedi del pendio, dove nasce la cuvée Les Trois Piliers; più argillosi a mezza costa, nella parcella Pallus; calcarei a La Croix Boissée, nella parte più alta del versante.
Nicolas Reau, vignaiolo noto per il suo approccio naturale, e Bernard Pelé, alla guida dell’azienda, condividono una filosofia di vinificazione improntata al minimo intervento: vendemmia manuale, fermentazioni spontanee senza l’impiego di lieviti selezionati, assenza di pompaggi e utilizzo della solforosa ridotto al minimo.

Con Bernard Pelé che abbiamo parlato di un tema che struttura tutto il suo lavoro: l'appellation (denominazione).
Un quadro normativo che stimola a migliorarsi
Per Bernard Pelé, la denominazione non rappresenta anzitutto un vincolo, ma un quadro di riferimento. Definisce regole precise per la coltivazione, come la distanza tra i filari e il numero di gemme consentite per ettaro. Nel complesso, Pelé le considera disposizioni positive, perché orientano e disciplinano la gestione della vite senza comprometterne l’espressione.
La denominazione stabilisce inoltre una selezione dei terroir: alcune parcelle ne fanno parte, altre ne restano escluse, in base alla natura e alle caratteristiche del terreno. È una classificazione fondata sull’identità dei suoli, che dà struttura e coerenza al vigneto senza limitarne la libertà espressiva.
La tentazione della libertà
Bernard Pelé non nega che possano sorgere attriti. Allontanarsi dai sentieri già tracciati può talvolta portare a scontrarsi con un rifiuto. Conosce alcuni vignaioli naturali che hanno scelto di abbandonare la denominazione per conquistare una maggiore libertà nei metodi di produzione, e comprende le ragioni della loro decisione.
Ma la sua posizione rimane chiara: la denominazione conserva un valore importante. Rappresenta una cornice di riferimento e scegliere di operare al suo interno può essere un’opportunità stimolante, non necessariamente un vincolo da superare.
