Agosto 06, 2026 - 0 Commenti
La Canopée: un ombrello sulle vigne di Domaine Henri Naudin-Ferrand
Ci sono annate in cui il lavoro di un’intera stagione scompare nel giro di pochi minuti: basta una gelata ad aprile o una grandinata a giugno o ancora un’ondata di calore che brucia i grappoli prima della vendemmia. Nel 2021, la Borgogna ha perso il 50% del raccolto a causa delle condizioni meteorologiche estreme. Nel 2014, alcune parcelle hanno subito perdite fino al 90% a causa della grandine. In vigna, il rischio climatico non è un concetto astratto, ma una realtà che ogni vignaiolo conosce intimamente.
Claire Naudin, alla guida di Domaine Henri Naudin-Ferrand nelle Hautes Côtes de Nuits, in Borgogna, lo ha vissuto come i suoi vicini. Ed è proprio nelle sue vigne che oggi si può osservare qualcosa di insolito: le Canopées Bienesis, installate filare dopo filare e pronte ad aprirsi.

Proteggere senza stravolgere
La Canopée è una copertura intelligente e amovibile, progettata per proteggere le viti dagli eventi climatici più estremi: gelate tardive primaverili, grandine, stress idrico e scottature solari. Quando non serve, si ripiega all’interno di un alloggiamento grande quanto un foglio A4. Quando invece le condizioni lo richiedono, può essere aperta a distanza con un semplice clic tramite un’applicazione mobile, trasformandosi in un ombrello di sei metri sospeso sopra i filari.
I mezzi agricoli possono continuare a circolare senza ostacoli e il paesaggio resta intatto. La struttura è energeticamente autonoma e progettata per resistere a venti fino a 80 km/h.
Ciò che distingue questa soluzione è che non cerca di sostituirsi alla natura, ma di attenuarne gli eccessi. I sensori installati in vigna monitorano le condizioni in tempo reale. È il vignaiolo a decidere quando intervenire. Per il resto del tempo, la vite continua a vivere all’aria aperta.

Meno rame nei suoli
Esiste un altro beneficio, meno visibile, ma molto importante per i vignaioli che lavorano in agricoltura biologica o seguono un approccio naturale: la protezione dei trattamenti dal dilavamento.
Quando piove poco dopo un trattamento a base di rame, il fungicida di riferimento utilizzato in agricoltura biologica contro la peronospora, il prodotto può essere dilavato e perdere efficacia. Il vignaiolo è quindi costretto a ripetere il trattamento. Ogni applicazione aggiuntiva, però, significa anche altro rame che si accumula nel suolo: un metallo pesante il cui impatto sulla vita microbica suscita una preoccupazione crescente.
In caso di temporale, aprendosi al momento giusto, la Canopée può contribuire a proteggere un trattamento appena effettuato e a evitare che debba essere ripetuto. Meno passaggi, dosi più contenute e un minore impatto sui suoli. Per i vignaioli che cercano di ridurre gli interventi, si tratta di un vantaggio concreto, non di una semplice promessa di marketing.
C’è poi un altro rischio che i vignaioli monitorano con attenzione durante i periodi più caldi: la fitotossicità dello zolfo. Quando le temperature superano i 32 °C, lo zolfo applicato sulle foglie può danneggiare o bruciare la vegetazione, producendo l’effetto opposto a quello desiderato.
Regolando il microclima sotto la propria struttura e contribuendo a proteggere i trattamenti applicati di recente, la Canopée aiuta quindi a ridurre l’esposizione a entrambi questi rischi.
Claire Naudin, una vignaiola che non accetta compromessi
Non è un caso che Claire Naudin abbia scelto di sperimentare la Canopée. La sua azienda si estende su 22 ettari nelle Hautes-Côtes e comprende alcune denominazioni prestigiose, tra cui Échezeaux e Nuits-Saint-Georges. La sua viticoltura nasce da una filosofia che rifiuta tanto la standardizzazione quanto il dogmatismo.
Claire lavora secondo principi biologici, senza però ricercare la certificazione, per preservare la propria libertà di scelta. In cantina vinifica senza lieviti aggiunti né enzimi e, spesso, senza ricorrere alla solforosa, affidandosi a una selezione rigorosissima delle uve.
Per Claire, la qualità nasce innanzitutto nel vigneto. Perché tutto ciò che minaccia la vite finisce, inevitabilmente, per minacciare ogni cosa.

Numeri che parlano da soli
Bienesis ha condotto le sue prime sperimentazioni nel 2024 e nel 2025 insieme a diversi viticoltori partner in Borgogna, sotto la supervisione di un monitoraggio scientifico indipendente. I risultati sono stati significativi: a seconda delle parcelle e delle annate, l’utilizzo della Canopée ha permesso di ottenere dal 23% al 129% di peso del raccolto in più.
Tra i primi utilizzatori figurano Jean-Yves Bizot, a Vosne-Romanée, e Laurent Lignier, a Morey-Saint-Denis. Sviluppata a partire da oltre 200 interviste con i professionisti della filiera vitivinicola, la soluzione viene adattata alle caratteristiche specifiche di ogni vigna, tenendo conto del sistema di allevamento, della densità d’impianto, della pendenza e della natura del suolo.
La tecnologia al servizio del terroir
Il marito di Claire, Jean-Yves Bizot, riassume questa filosofia in una sola parola: protectum, che in latino significa copertura o tetto. Non trattamento. In questo contesto, la Canopée non è un intervento chimico, ma un riparo.
In fondo, la Canopée solleva una questione più ampia: come proteggere un patrimonio viticolo costruito nel corso dei secoli di fronte a un clima sempre più fuori controllo? I vignaioli come Claire Naudin diffidano degli strumenti chimici o cercano di abbandonarli. Le soluzioni su larga scala presentano limiti in termini di impatto paesaggistico, costi ed efficacia.
L’idea di una protezione mirata, controllata e reversibile comincia a trovare il proprio spazio nei vigneti. Non per sostituire il lavoro umano, ma per lasciare alla vigna il tempo di esprimersi fino alla vendemmia.
