Ottobre 13, 2026 - 0 Commenti
Nuovi vignaioli naturali da scoprire su Raisin - Ottobre 2026
Dalla Toscana alle ripide colline della Mosella, passando per il Minervois, l’Alsazia e l’Etna, fino ai territori ancora poco esplorati del Brandeburgo: nuovi vignaioli entrano a far parte di Raisin.
Nuove realtà si affiancano a aziende familiari già profondamente radicate nei loro territori, ma tutti condividono la stessa volontà: lavorare con uve sane, preservare la vita del suolo e intervenire il meno possibile in cantina.
Ecco i nuovi vignaioli naturali da scoprire su Raisin.
🍇 Scopri tutti i vignaioli naturali su Raisin.
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Vite Ganze - Luca Mangiafave
Toscana, Italia

A Vite Ganze, Luca Mangiafave coltiva 2,5 ettari di vigneto in Toscana, immersi in un ambiente circondato dal bosco. Impiantato nel 2019, il vigneto ospita diverse varietà, tra cui Merlot, Sangiovese, Prugnolo Gentile, Trebbiano Toscano e Verdea.
La biodiversità è al centro della sua filosofia agricola. Il suolo viene mantenuto in gran parte inerbito e gli interventi meccanici sono ridotti al minimo, così da preservarne l’equilibrio e favorire la vitalità naturale dell’ambiente. Ogni ceppo viene seguito manualmente durante tutto il ciclo produttivo, dalla potatura a Guyot fino alla selezione dei grappoli in vista della vendemmia.
La cantina si trova proprio di fronte al vigneto principale, consentendo alle uve, raccolte rigorosamente a mano, di raggiungere rapidamente gli ambienti di vinificazione. Le fermentazioni avvengono spontaneamente, grazie esclusivamente ai lieviti indigeni, e le vinificazioni si svolgono in vasche di acciaio inox.
I vini rossi e alcuni bianchi prevedono una macerazione sulle bucce, mentre per i rosati viene adottato un approccio differente, come nel caso di Rosèspierre e del rifermentato in bottiglia Holy Moli.
I vini non vengono filtrati né sottoposti ad aggiunta di additivi o conservanti. L’azienda, i vigneti, la cantina e i vini sono certificati biologici.
Domaine d’Abrigeon - Nadia e Julien d’Abrigeon
Valle del Rodano, Francia

Nadia e Julien d’Abrigeon hanno dato vita, nel 2021, a Domaine d’Abrigeon a Buisson, vicino a Vaison-la-Romaine.
La coppia coltiva otto ettari certificati biologici, principalmente occupati da vecchie vigne di Grenache e Syrah. Situate a circa 250 metri di altitudine ed esposte a nord, le parcelle poggiano su antichi depositi alluvionali e sabbie argillose sopra un sottosuolo calcareo.
In vigna, Nadia e Julien si ispirano alla biodinamica. Il terreno viene lavorato meccanicamente e i trattamenti sono accompagnati da preparati vegetali, tisane e infusi. La vendemmia viene effettuata manualmente in piccole cassette.
In cantina, le fermentazioni avvengono grazie ai lieviti indigeni e gli interventi rimangono limitati. Piccole quantità di solforosa possono essere aggiunte dopo la fermentazione malolattica e/o prima dell’imbottigliamento, effettuato direttamente in azienda.
17morgen - Gernot Kleinlein
Brandeburgo, Germania

A Dobbrikow, sulle rive del Bauernsee e a poche decine di chilometri da Berlino e Potsdam, Gernot Kleinlein porta avanti con 17morgen una visione del vino tedesco decisamente fuori dagli schemi.
Le prime vigne di Pinot Bianco e Blauer Zweigelt sono state piantate nel 2017. Dal 2020 il progetto ha iniziato a crescere, anche grazie a un’iniziativa di crowdfunding e al recupero di un piccolo vigneto più vecchio.
Oggi circa mezzo ettaro è coltivato con una notevole varietà di vitigni. Gernot predilige assemblaggi e cofermentazioni, combinando varietà tradizionali con vitigni più recenti come Souvignier Gris, Cabernet Blanc e Saphira.
Le parcelle non sono pensate come monoculture: pecore e cavalli contribuiscono alla fertilità dei suoli, mentre le vigne sono condotte secondo principi biodinamici, ma senza certificazione. Non vengono utilizzati pesticidi, né rame o zolfo.
In cantina le fermentazioni sono spontanee e i vini vengono prodotti senza aggiunta di solforosa. Acciaio inox, vecchi contenitori in legno, qvevri georgiane e persino recipienti realizzati con legno di pino locale diventano strumenti attraverso cui Gernot esplora diverse possibilità di vinificazione.
Una microproduzione di circa 1.000 bottiglie all’anno, che racconta non solo un approccio personale e sperimentale al vino, ma anche il fermento e il rinnovamento che stanno interessando la viticoltura di questa parte del Brandeburgo.
Azienda Agricola Grottafumata - Mauro Cutuli & Mariangela Prestifilippo
Sicilia, Italia

Fondata nel 2013 attorno a un oliveto di Nocellara Etnea, l'Azienda Agricola Grottafumata ha intrapreso il percorso vitivinicolo nel 2017.
Oggi Mauro Cutuli e Mariangela Prestifilippo coltivano quattro ettari di vigneto sui versanti meridionale, orientale e occidentale dell’Etna, tra Zafferana Etnea, Trecastagni e Biancavilla, a un’altitudine compresa tra i 500 e gli 840 metri.
Le vecchie vigne ad alberello, con un’età media di circa quarant’anni, ospitano principalmente Nerello Mascalese, Carricante e Grenache e affondano le radici in suoli di origine vulcanica, caratterizzati dalla presenza di sabbia, roccia, argilla e basalto.
La gestione agricola è orientata alla tutela della biodiversità e alla vitalità dell’ecosistema. Il pascolo delle pecore, il sovescio di cereali e leguminose e il mantenimento del cotico erboso contribuiscono a preservare la fertilità e l’equilibrio naturale dei terreni, mentre l’assenza di irrigazione favorisce una viticoltura il più possibile rispettosa del contesto pedoclimatico. Gli insetti utili svolgono inoltre un ruolo importante nel controllo naturale dei parassiti e nell’impollinazione.
In cantina le fermentazioni spontanee e l'uso dell’anidride solforosa è molto contenuto. I vini invecchiano in contenitoro di acciaio inox e tonneaux, per poi proseguire il loro affinamento con un lungo riposo in bottiglia.
L’azienda è certificata biologica e porta avanti una filosofia produttiva fondata sul rispetto della vigna, del suolo e dell’identità del territorio etneo.
Le Chant des Murettes - Marion Muret
Linguadoca, Francia

Nel Minervois, ai piedi della Montagne Noire, Marion Muret coltiva i nove ettari di Le Chant des Murettes, azienda fondata nel 2022.
Le vigne si trovano intorno al piccolo borgo di Babio, a La Caunette, immerse in un paesaggio dove i vigneti si alternano a boschi e macchia mediterranea.
È proprio questa particolare collocazione a guidare la filosofia dell’azienda. Marion lavora per preservare la biodiversità delle diverse parcelle, considerando insetti, uccelli, funghi, aracnidi e piccoli mammiferi come elementi essenziali dell’equilibrio naturale del vigneto.
Merlot, Cinsault, Syrah, Carignan e Muscat sono coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica, con certificazione Ecocert. Un approccio che mette al centro la relazione tra la vite e il suo ambiente, cercando di preservarne la complessità e la vitalità.
Azienda Agricola Pian del Pino - Giovanni Batacchi
Toscana, Italia

Tra Arezzo e Firenze, sui Pianalti del Valdarno, Giovanni Batacchi rappresenta la terza generazione di Pian del Pino.
Da oltre vent’anni la famiglia produce vini naturali e oggi coltiva quattro ettari di vigneto all’interno di una proprietà di circa quindici ettari.
Le vigne sono condotte secondo i principi dell’agricoltura biologica certificata, con una particolare attenzione alla riduzione degli input esterni, a partire da rame e zolfo. L’obiettivo è semplice: ottenere uve sane, equilibrate e vitali, capaci di affrontare fermentazioni spontanee e di esprimersi senza interventi enologici invasivi.
Giovanni lavora soprattutto con le varietà storiche del territorio, Sangiovese, Colorino del Valdarno, Canaiolo, Malvasia e Trebbiano, affiancate da alcuni vitigni introdotti da tempo in Toscana e che qui hanno trovato una propria identità, come il Tempranillo.
Bianchi, rosati e rossi, vini fermi e spumanti: la produzione è limitata e segue il ritmo delle annate e delle singole parcelle, cercando di preservarne le differenze e l’identità.
Una filosofia che Giovanni riassume con semplicità: qui il vino non si costruisce, si accompagna.
Domaine de La Marotte - Julie Thelen & Xavier Auboux
Linguadoca, Francia

Prima di diventare ufficialmente vignaioli indipendenti nel 2021, Julie Thelen e Xavier Auboux vinificavano già nel loro garage le uve provenienti da vigneti abbandonati.
Oggi il Domaine de La Marotte coltiva quattro ettari di vigne a Clairac, nel comune di La Tour-sur-Orb, ai piedi del massiccio del Caroux, nell’Hérault.
Due terzi del vigneto sono composti da vecchie vigne ad alberello, caratterizzate da un’impressionante diversità varietale: Carignan bianco e nero, Cinsault, Œillade, Ugni Blanc, Aramon, Terret, Grenache, Vermentino, Mourvèdre, Morastel, Alicante e Clairette, tra gli altri.
Le vigne, certificate biologiche da Ecocert, sono condotte attraverso pratiche rispettose della vita del suolo, con sovescio, letame e preparati vegetali come macerati di ortica e tisane di equiseto. Julie e Xavier adottano inoltre una potatura particolarmente delicata, pensata per limitare le grandi ferite e preservare nel tempo la vitalità e la resilienza delle piante.
Nella cantina del paese hanno rimesso in funzione un vecchio torchio idraulico verticale del 1930. Le vinificazioni avvengono senza aggiunta di additivi, in vasche di acciaio inox o vetroresina, con interventi ridotti al minimo e condotti nel modo più delicato possibile.
Ne nascono vini che mettono al centro il frutto, la finezza e soprattutto la bevibilità.
Domaine Exeterra - Florence Kachelhoffer
Alsazia, Francia

Domaine Exeterra è nato ufficialmente nel 2022, ma il progetto affonda le sue radici in un’idea che Florence Kachelhoffer coltivava da quasi vent’anni.
Dopo oltre dieci anni di esperienza presso diverse aziende vitivinicole alsaziane, Florence ha iniziato il proprio percorso rilevando le prime parcelle sui pendii del Rittersberg, a Scherwiller. Nel tempo, l'azienda si è ampliata con l’acquisizione di vecchie vigne di Riesling e Pinot Noir a Nothalten e Blienschwiller, alcune delle quali raggiungono circa 70 anni di età.
Insieme al marito Boris, responsabile di vigneto con esperienza maturata in diverse realtà biodinamiche dell’Alsazia, Florence conduce le vigne secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, con un approccio attento agli equilibri naturali del vigneto.
La loro visione, tuttavia, va oltre la sola coltivazione della vite. Intorno alle parcelle sono stati piantati una cinquantina di alberi e arbusti melliferi, accompagnati dall’installazione di un’arnia, con l’obiettivo di favorire la biodiversità e creare un ecosistema più ricco e vitale.
Anche in cantina prevalgono osservazione, pazienza e minimo intervento. Florence lascia che i vini si evolvano naturalmente, intervenendo solo quando necessario. La solforosa viene utilizzata in quantità molto ridotte e soltanto quando ritiene che possa realmente contribuire alla stabilità e all’equilibrio del vino.
Jan-Philipp Bleeke - Winemaking
Mosella, Germania

Originario della Vestfalia orientale, Jan-Philipp Bleeke non sembrava necessariamente destinato a diventare vignaiolo. Eppure, dal 2017, ha scelto di stabilirsi sulle rive della Mosella, dove coltiva la vite e produce vini biologici e naturali.
Oggi conduce circa due ettari di vigneto, distribuiti tra Kröv, Traben-Trarbach, Burg, Noviand, Piesport e altri piccoli appezzamenti della regione.
Su pendii spesso molto ripidi, caratterizzati dalla presenza dell’ardesia, la meccanizzazione è ridotta al minimo: gran parte del lavoro viene svolta manualmente, con l’aiuto anche del suo piccolo gregge di pecore, che sono parte integrante dell’equilibrio agricolo delle vigne.
Jan-Philipp è inoltre promotore di una forma di viticoltura comunitaria ispirata ai principi delle CSA (Community Supported Agriculture), con l’obiettivo di creare un rapporto diretto tra chi acquista il vino e la terra da cui nasce.
Nei suoi vigneti convivono Riesling, Pinot Noir, Dornfelder, Sauvignon Blanc, Cabernet Franc e diversi vitigni ibridi. In cantina, i vini vengono affinati in vecchie botti e vasche d’acciaio inox, seguendo un approccio di basso intervento che lascia spazio all’espressione del luogo e dell’annata.
Jan-Philipp ama definire i suoi vini «glou glou plus»: vini immediatamente piacevoli e facili da bere, ma capaci, sorso dopo sorso, di rivelare qualcosa di più.
Azienda Agricola Nebraie - Andrea Tacchella
Piemonte, Italia

Nel cuore della Val Borbera, Andrea Tacchella porta avanti un progetto di recupero della tradizione viticola dell’Appennino ligure.
Fondata nel 2014, l’Azienda Agricola Nebraie è una realtà familiare che affianca alla viticoltura la coltivazione di fieno, leguminose destinate al sovescio e cereali antichi, in un approccio agricolo attento all’equilibrio e alla vitalità del territorio.
I vigneti si trovano in provincia di Alessandria, tra i 450 e i 600 metri di altitudine. Qui il clima fresco, le importanti escursioni termiche e le influenze del vicino Mar Ligure creano condizioni particolarmente favorevoli alla coltivazione del Timorasso, vitigno protagonista del progetto di Nebraie.
Le vigne sono distribuite in diverse parcelle, caratterizzate da terreni argillo-limosi ricchi di ghiaia e calcare, con una componente geologica più profonda costituita da scisti grigio-rossastri e conglomerati.
Grande attenzione è riservata alla salute e alla vitalità del suolo. Il sovescio, l’utilizzo del letame, la copertura vegetale permanente e lavorazioni meccaniche leggere sono pratiche volte a preservare l’humus, favorire la biodiversità e mantenere vivo l’equilibrio dell’ecosistema agricolo. Nei terreni dell’azienda trovano inoltre spazio una trentina di arnie, appartenenti a un apicoltore amico, che contribuiscono alla presenza e alla diversità della vita nel vigneto. La potatura viene eseguita secondo il metodo Simonit & Sirch.
Pochi giorni prima della vendemmia, viene preparato un pied de cuve, utilizzato per favorire l’avvio naturale delle fermentazioni. Poi in cantina, le uve vengono sottoposte a una pressatura delicata. I mosti fermentano spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, all’interno di vasche di acciaio inox. I vini proseguono quindi il loro affinamento sulle fecce fini, senza filtrazioni né ulteriori trattamenti enologici. L’aggiunta di anidride solforosa è limitata e viene effettuata solo in piccole quantità, quando le caratteristiche dell’annata lo rendono necessario.
Dal 2019 l’azienda è certificata biologica, a conferma di una filosofia produttiva fondata sul rispetto del suolo, della vigna e della naturale espressione del territorio.
