Ottobre 14, 2026 - 0 Commenti
Les Pétavins portano a Lille i vini bio della Savoia e delle Alpi!
Il 2 novembre 2026, Les Pétavins faranno tappa per la prima volta nel nord della Francia, riunendo a Lille vignaiole e vignaioli per una giornata dedicata ai professionisti del vino. Al Bazaar St So, i produttori e le produttrici provenienti dalla Savoia, dall’Alta Savoia e dall’Isère presenteranno i loro vini in degustazione, condivideranno le proprie esperienze e avranno l’occasione di incontrare e confrontarsi con gli operatori del settore a Lille.
Lille può sembrare distante dalle Alpi e dalla Savoia, ma la sua posizione strategica tra Parigi, il Belgio e la Normandia la rende un luogo interessante per far conoscere i vini delle Alpi. Più che una semplice occasione per presentare delle bottiglie, l’evento offre la possibilità di scoprire le persone e le idee che animano un collettivo capace di sviluppare un approccio originale al mondo del vino.

Un collettivo fondato sulla condivisione
Les Pétavins è molto più di un semplice gruppo di vignaiole e vignaioli che operano nella stessa regione. Il collettivo nasce da una convinzione condivisa: le piccole realtà vitivinicole indipendenti possono rafforzarsi attraverso la collaborazione e la condivisione delle risorse.
Attrezzature, competenze e persino manodopera durante la vendemmia diventano così risorse comuni. La solidarietà si traduce anche in un sostegno concreto nei momenti di difficoltà, che si tratti di un infortunio o di una situazione personale o professionale complessa. Lo stesso spirito anima il picnic annuale del collettivo: un’occasione per ritrovarsi, assaggiare i vini degli altri membri e, soprattutto, consolidare quei legami umani che costituiscono il vero fondamento del gruppo.
Un modello di collaborazione che acquista ancora più valore in un contesto in cui le piccole aziende vitivinicole indipendenti si trovano ad affrontare sfide sempre più complesse.
Il vino biologico di fronte al cambiamento climatico
Per Les Pétavins, la viticoltura biologica è un punto di partenza imprescindibile. Ma per queste produttrici e questi produttori, il biologico è solo parte di una riflessione più ampia: come preservare nel tempo vigneti vivi, sani e capaci di adattarsi alle sfide future?
In Francia, nel 2025 la superficie vitata coltivata secondo i principi dell’agricoltura biologica è diminuita di circa l’8%, mentre le vendite di vino biologico hanno registrato una flessione del 2,4%. A queste dinamiche si aggiungono gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, che rendono il lavoro in vigna più complesso e imprevedibile. Le vendemmie si anticipano, lo stress idrico diventa una sfida sempre più pressante e i produttori sono chiamati a ripensare le varietà coltivate, la scelta dei terreni e le pratiche agronomiche.
Nelle Alpi, queste trasformazioni assumono sfumature particolari. Vitigni autoctoni come Persan, Mondeuse Grise e Douce Noire costituiscono un patrimonio genetico e culturale prezioso, da tutelare e valorizzare. Allo stesso tempo, alcune vignaiole e alcuni vignaioli sperimentano varietà resistenti, esplorando nuove possibilità per affrontare le condizioni climatiche in evoluzione e preservare l’equilibrio dei vigneti.
La questione centrale, quindi, non è semplicemente stabilire se un vino sia certificato biologico. Si tratta soprattutto di capire quali pratiche agricole permetteranno a questi vigneti di continuare a esistere e adattarsi alle trasformazioni ambientali di domani.

Il Domaine Giachino è un esempio concreto di come questa filosofia possa prendere forma nella pratica.
L’azienda segue i principi dell’agricoltura biologica dal 2006 e, nel 2015, ha acquisito alcuni vigneti di Michel Grisard e del Prieuré Saint-Christophe. Una storia che dimostra come preservare la tradizione vitivinicola alpina non significhi necessariamente conservarla immutata, ma mantenerla viva attraverso il recupero di vecchi vigneti, la tutela dei vitigni autoctoni e la ricerca di nuove modalità per tramandare questo patrimonio alle generazioni future.
In questo contesto, il paesaggio non è un semplice elemento di sfondo, ma una componente essenziale dell’identità dei vini. I ripidi pendii, il clima montano e la ricchezza del patrimonio ampelografico contribuiscono a definirne il carattere e a esprimerne il profondo legame con il territorio.
È proprio questa varietà a rendere oggi la viticoltura alpina così interessante. Non esiste un’unica interpretazione del vino alpino, così come non esiste una soluzione valida per tutti alle sfide che i vignaioli si trovano ad affrontare.
Le Alpi arrivano a Lille
È proprio questo a rendere l’appuntamento di Lille particolarmente interessante. Non è soltanto l’occasione di degustare i vini della Savoia,, dell’Alta Savoia e dell’Isère senza dover raggiungere le montagne, ma soprattutto un’opportunità per incontrare vignaiole e vignaioli, ascoltare le loro storie e scoprire le diverse realtà che si celano dietro ogni bottiglia.
Il 2 novembre, Les Pétavins animeranno il Bazaar St So con una giornata dedicata alla degustazione e all’incontro tra professionisti del vino. Dalle 9:00 alle 17:00, sarà possibile esplorare la ricchezza viticola di questi territori. Il biglietto giornaliero, al costo di 10 €, comprende l’ingresso, le degustazioni e alcuni spuntini tipici della tradizione savoiarda.
Alla base del progetto c’è un’idea semplice, ma fondamentale: la diversità apre nuove possibilità.
La varietà dei vitigni, dei terroir, delle pratiche agricole e delle forme di collaborazione rappresenta una risorsa preziosa per le vignaiole e i vignaioli. Un patrimonio di differenze che permette di sperimentare, adattarsi e affrontare con maggiore consapevolezza le trasformazioni del clima e del mercato del vino.
Per un giorno, le Alpi si avvicinano al nord della Francia, portando con sé i loro paesaggi, le loro storie e la ricchezza dei loro vini. E forse il modo migliore per conoscerle davvero è lasciarsi guidare da un calice all’altro.

