Giugno 18, 2026 - 0 Commenti
Scacchiatura: il gesto inosservato, cha fa la differenza
In primavera la vite non aspetta. Cresce con forza, si espande in ogni direzione, spinta da un’energia irresistibile. È proprio allora che entra in gioco il vignaiolo, chiamato a fare una scelta decisiva. Non in cantina, né al momento della vendemmia, ma qui e ora, tra i filari, con le mani immerse tra foglie e germogli. Un gesto discreto, spesso inosservato, che però determina l’equilibrio della pianta e la qualità dell’uva che verrà.
Un anno di decisioni
Fare vino significa prendere decisioni continue, molto prima che l’uva arrivi in cantina. È in vigna che si costruisce la qualità della vendemmia: ogni intervento, ogni gesto, contribuisce a definire il risultato finale.
Tutto comincia in inverno con la potatura. Il vignaiolo elimina i tralci dell’anno precedente e decide la forma della pianta, oltre al numero di gemme da conservare. È una scelta fondamentale, perché determina il potenziale produttivo dell’intera stagione. Lasciare troppe gemme può portare la vite a disperdere le proprie energie; lasciarne troppo poche, invece, può favorire un eccesso di vigoria a discapito dell’equilibrio vegetativo e produttivo. La potatura, in questo senso, è già una dichiarazione d’intenti.
Con la primavera arriva la scacchiatura, che permette di eliminare i germogli superflui e indirizzare meglio le risorse della pianta. In estate si procede spesso con la sfogliatura, rimuovendo parte delle foglie attorno ai grappoli per migliorarne l’esposizione alla luce, favorire la circolazione dell’aria e limitare l’umidità. In alcuni casi si ricorre anche alla vendemmia verde, eliminando una parte dei grappoli prima della maturazione per concentrare ulteriormente le energie della vite su quelli destinati alla raccolta.
In ogni fase il principio rimane lo stesso: ricercare il giusto equilibrio tra la forza vegetativa della vite e la quantità di uva che produce. È da questo equilibrio che nasce la qualità del vino.

La selezione della primavera
La scacchiatura è forse uno dei lavori più ingrati della viticoltura. A mano, il vignaiolo elimina una parte dei nuovi germogli (spesso uno su due) e rimuove anche quelli che nascono alla base della vite, i cosiddetti succhioni, che consumano energia senza produrre uva. L’obiettivo è semplice: concentrare tutta la vitalità della pianta nei germogli selezionati durante la potatura. Nessuna dispersione. Nessuno spreco.
Diradando la vegetazione, questo gesto produce un secondo effetto, meno visibile, ma altrettanto importante: più aria e più luce tra le foglie. Meno umidità. Meno malattie. Meno necessità di intervenire successivamente.
Quando il carico produttivo è in equilibrio con il vigore della vite, l’uva raggiunge il proprio livello ottimale di concentrazione. Insieme a una fotosintesi efficiente, questo porta a una maggiore omogeneità del vigneto e quindi a vini più equilibrati, più profondi e di qualità superiore. È la scelta dei vignaioli che cercano un equilibrio tra qualità e quantità, senza compromessi.

Corentin Houillon, architecte du Vivant
Corentin Houillon, vignaiolo a Chautagne, nel nord della Savoia, è una di quelle persone che custodiscono e trasmettono un sapere profondo, costruito nell’ascolto della natura. La sua azienda, Flower Bird’s Place – Domaine de Veronnet, riflette pienamente questa visione. Insieme a Marceau Bourdarias ha dato vita a un percorso formativo dal nome emblematico, Architecte du Vivant: un invito a considerare il lavoro in vigna non come un esercizio di controllo, ma come un dialogo continuo con il vivente.
Il suo legame con la vite affonda le radici nell’infanzia. A Pupillin, in Jura, la nonna Anna lo portava da Pierre Overnoy, figura storica del vino naturale. Durante la vendemmia del 1993, con i piedi tra le vigne di Ploussard, Corentin stava già respirando una filosofia che avrebbe compreso pienamente solo anni dopo. Prima ancora di conoscere il termine “vino naturale”, ne viveva già l’essenza.
Il suo percorso lo ha poi condotto attraverso realtà molto diverse tra loro: dalle prestigiose scuole di viticoltura di Beaune e Montpellier, a aziende biodinamiche in Francia e Nuova Zelanda, fino alle grandi aziende vitivinicole industriali della California e dell’Australia. Esperienze agli antipodi, osservate dall’interno, che gli hanno permesso di confrontare modelli differenti e di chiarire, attraverso il contrasto, la propria idea di viticoltura.
Quello che decide la primavera
La scacchiatura ricorda che il vino non ha origine in cantina. Comincia in primavera, tra i filari, attraverso gesti umili e pazienti che raramente vengono raccontati e che restano invisibili nel calice.
L’uva è espressione della sua terra. Quando la vite viene accompagnata con cura, il vino ne diventa la voce. Il resto è soltanto scenografia.
