Ottobre 15, 2026 - - Enoteca - | Nessun commento
La Cale: si salpa alla scoperta del vino naturale a Belleville
Al n. 113 di rue de Belleville, La Cale propone vini naturali, cucina stagionale e un'atmosfera decisamente marinaresca. Questa vineria con cucina a Parigi nasce dalla visione di Matthieu Lévy, la cui passione per il mare si ritrova in quasi ogni angolo del locale, dalle vecchie vele alle tavole progettate dal fratello, costruttore di barche.
« Amo tutta l'estetica del mondo marinaro, racconta Matthieu. Mi piacciono le decorazioni e i materiali grezzi.»
Vecchie vele di imbarcazioni tradizionali e catamarani hanno trovato una seconda vita negli spazi del locale, dando forma a un ambiente che più che ruotare attorno a un tema preciso evoca il piacere del viaggio e della scoperta. Una sensibilità che Matthieu vede riflessa nella cucina.
L’anima marina di La Cale non ne intacca in alcun modo il calore e la convivialità. È uno di quei locali di quartiere in cui ci si sente subito a casa, perfetto per un aperitivo dopo il lavoro, una serata tra amici o un calice di vino naturale. I richiami nautici gli conferiscono un’identità inconfondibile, ma è soprattutto l’atmosfera informale e l’ospitalità sincera a fare la differenza.

La carta dei vini di La Cale punta soprattutto sui vini naturali, con oltre 400 etichette attualmente in selezione. Per Matthieu, però, il valore di un vino non si esaurisce nella sua appartenenza a una categoria. Più che l’etichetta «naturale», ciò che conta davvero è la capacità di una bottiglia di conquistare chi la assaggia, parlando attraverso il proprio carattere.
«Mi piace molto far scoprire alle persone vini che, se non dicessimo loro di cosa si tratta, sarebbero quasi impossibili da riconoscere come naturali», racconta. «Sono vini incredibilmente puliti, eleganti, capaci di regalare emozioni autentiche, che a volte è difficile ritrovare in alcuni vini convenzionali».
Il suo approccio al vino lascia spazio anche alla pazienza e all’attesa. Ci sono bottiglie, spiega, che hanno bisogno del tempo giusto per esprimersi pienamente.
«Ci sono vini che bisogna saper aspettare. Li assaggi al momento giusto e ti viene da piangere, talmente sono buoni».
La stessa curiosità guida anche la cucina. Invece di proporre un menu statico, La Cale lavora su una selezione di una decina di piatti, talvolta fino a dodici, preparati con ingredienti freschi e rinnovati in gran parte ogni due o tre settimane, seguendo il ritmo delle stagioni. La proposta gastronomica attraversa influenze diverse, mantenendo al centro la qualità delle materie prime, la stagionalità e, quando possibile, la provenienza locale degli ingredienti.
Tra i piatti in carta spicca il tarama, una ricetta che Matthieu perfeziona da circa dieci anni, servito con pite marocchine dalla consistenza soffice, quasi brioche. Lo sgombro, grigliato alla fiamma, viene accompagnato da ajo blanco, olio alle foglie di fico e ribes. Il porco tonnato, invece, rilegge il classico vitello tonnato in chiave originale: la pancetta di maiale, cotta lentamente, incontra una salsa al tonno, completata da capperi fritti e piccoli peperoncini.
Anche gli abbinamenti tra cucina e vino sono studiati con la stessa cura. Un Riesling di Poema dei Bongiraud, con la sua acidità e freschezza, bilancia la ricchezza dello sgombro. A accompagnare il porco tonnato è invece un Pinot Noir del Domaine Pierre Frick, in Alsazia, le cui note rotonde e i sentori di sottobosco, terra umida e funghi si intrecciano con i sapori del piatto.
Per Matthieu, il dialogo tra vino e cucina è soprattutto un modo per accompagnare gli ospiti alla scoperta di nuovi luoghi e sensazioni. «L'idea è invitare le persone a viaggiare, soprattutto attraverso la cucina».
Con una carta in continua evoluzione, una selezione di oltre 400 vini naturali e un ambiente in cui materiali e texture contribuiscono a definire l'atmosfera, La Cale sembra nascere più dalla curiosità che da una formula prestabilita. È un luogo in cui si può entrare per un bicchiere, fermarsi per assaggiare qualcosa o semplicemente affidarsi ai consigli di Matthieu, lasciandosi guidare verso una bottiglia che, forse, non si sarebbe mai pensato di scegliere.

