Novembre 05, 2026 - Vignaiolo in primo piano - Nessun commento
Merlot: Ivana Radikon ne riscatta la reputazione
Negli anni Ottanta, in Friuli si coltivava più Merlot che a Bordeaux. Eppure, nel giro di qualche decennio, la reputazione di questo vitigno ha subito un brusco declino, complice anche il film hollywoodiano Sideways, che ha reso celebre la battuta: «Io non bevo Merlot».
Ivana Radikon ha una visione divers. Per lei, il Merlot ha trovato una seconda casa in Friuli, dove i suoli e le tradizioni vinicole della regione gli conferiscono un carattere tutto suo. Con una nuova generazione di vini firmati Radikon, Ivana esplora oggi nuove possibilità espressive per raccontare i vigneti di questa terra di confine tra Italia e Slovenia.
«È un film molto divertente, ma sul Merlot non sono affatto d’accordo», racconta. «Il Merlot ha trovato un’altra casa in Friuli. Quello che si può assaggiare qui è molto diverso da ciò che si trova altrove».
Per Ivana, la differenza parte dal suolo. Le formazioni marnose della regione, ricche di minerali e conosciute localmente come ponca, conferiscono ai vini una spiccata sapidità. Oltre alle consuete note di frutta matura associate al Merlot, le espressioni friulane possono offrire freschezza, profondità minerale e note sapide che le rendono particolarmente interessanti.
"Qui abbiamo una grande cultura del Merlot. Quindi, se non vi piace, magari provate quello friulano".
Un invito che rispecchia perfettamente lo spirito della famiglia Radikon. Con sede a Oslavia, a pochi passi dal confine sloveno, la cantina mette in discussione da decenni le convenzioni del mondo del vino. Le radici della famiglia in questo territorio risalgono al 1861, mentre è nel 1980 che Stanko Radikon imbottiglia i primi vini della tenuta. Il suo approccio innovativo alla vinificazione, basato sulle lunghe macerazioni sulle bucce, ha contribuito a fare di Radikon uno dei nomi più rappresentativi del movimento del vino naturale. Il primo Merlot dell'azienda è arrivato nel 1984, molto prima che il vitigno diventasse bersaglio dell'ironia di Hollywood.
Dopo la scomparsa di Stanko, nel 2016, la famiglia ha continuato a custodirne e svilupparne l’eredità. Il figlio Saša ha portato avanti lo stile inconfondibile della cantina, mentre Ivana è entrata nell’azienda di famiglia nel 2017, dando progressivamente forma a un progetto personale.
Un progetto che si chiama POP.

Una nuova direzione, senza rinunciare ai principi
POP nasce nel 2023, in seguito all'acquisizione da parte della famiglia di nuovi vigneti appena oltre il confine, in Slovenia. Anziché limitarsi ad ampliare la gamma esistente, Ivana ha colto l'occasione per dare vita a un progetto diverso, valorizzando quelle uve attraverso uno stile nuovo.
«La mia idea era fare qualcosa di un po' più semplice, di accessibile. Ecco perché il nome è POP, da popolare».
Una scelta che si rivela particolarmente azzeccata per un progetto che supera i confini tradizionali, tanto quelli del vino quanto quelli geografici. I vigneti si trovano nella regione slovena del Brda, un territorio che condivide paesaggio, clima e caratteristiche geologiche con le vicine zone del Collio e di Oslavia. A separarle è un confine politico, ma a unirle sono una natura e una tradizione vitivinicola profondamente affini.
I vini POP nascono dall'incontro tra vitigni autoctoni e internazionali. POP Bianco è un blend di Ribolla Gialla, Malvasia e Tocai Friulano, mentre POP Rosso unisce Merlot e Cabernet Sauvignon.
Anche l'approccio alla vinificazione si distingue nettamente da quello che caratterizza i vini storici della cantina, pur rimanendo fedele ai principi che guidano il lavoro della famiglia.
«Facciamo due giorni di macerazione sulle bucce, poi pressiamo e il vino rimane in acciaio inox per qualche mese, prima di essere imbottigliato e messo in vendita».
Più nel dettaglio, il protocollo della linea POP prevede da due a quattro giorni di macerazione sulle bucce, seguiti da un affinamento in acciaio inox di sei-dieci mesi e da qualche ulteriore mese in bottiglia. Tempistiche decisamente più contenute rispetto alle lunghe macerazioni e ai prolungati affinamenti che contraddistinguono i vini classici di Radikon.
Ne deriva un'interpretazione più fresca, immediata e accessibile del lavoro della famiglia, che non rinuncia tuttavia ai suoi principi fondamentali: agricoltura biologica, fermentazioni spontanee e interventi enologici ridotti al minimo.

Vino naturale per tutti
Per Ivana, l’accessibilità è uno degli aspetti centrali del progetto. I vini storici di Radikon hanno conquistato un pubblico internazionale, ma i lunghi affinamenti, la struttura inconfondibile e la complessità che li caratterizzano possono rappresentare un approccio impegnativo, anche dal punto di vista economico, per chi si avvicina per la prima volta al mondo dei vini naturali.
POP nasce proprio per offrire una possibilità diversa.
"E' un vino pensato per essere servito al calice. Un buon vino prodotto con metodi biologici e secondo i nostri principi di vinificazione naturale, ma anche economicamente accessibile a un pubblico più ampio".
Si tratta di un’evoluzione interessante per una cantina che non ha mai cercato di assecondare le aspettative convenzionali del mercato. Piuttosto che modificare la propria filosofia per raggiungere nuovi consumatori, Ivana esplora un modo diverso di esprimerla, mantenendone intatti i principi.
Ed è forse proprio questo il senso del progetto. Che si tratti di rivalutare il Merlot o di avvicinare un pubblico più ampio al vino naturale, POP vuole abbattere le barriere e invitare alla scoperta, senza imporre regole o preconcetti.
Dopotutto, se Sideways non è riuscito a convincerci ad abbandonare il Merlot una volta per tutte, forse sarà Ivana Radikon a farci cambiare idea, partendo proprio da un Merlot del Friuli.
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