Ottobre 22, 2026 - Vignaiolo in primo piano - Nessun commento
Portare il vino naturale polacco nel mondo
Maciej Sondij di Dom Bliskowice racconta cosa significa produrre vino naturale in Polonia, trovare il proprio pubblico all'estero e incontrare le persone che lo hanno aiutato a seguire la propria strada.
Dieci anni fa, in Polonia c'erano circa 20 aziende vinicole, mentre oggi se ne contano centinaia. Tuttavia, per Maciej Sondij, cofondatore di Dom Bliskowice insieme a Lech Mill, la crescita della viticoltura polacca non ha necessariamente portato a una maggiore diffusione del vino naturale.
« Circa l'80% delle aziende continuava a seguire un approccio convenzionale. »
Nel cuore di Bliskowice, nella regione di Lublino, nella Polonia orientale, Dom Bliskowice si è affermata come una delle realtà pioniere del vino naturale polacco. Il progetto si fonda su un principio semplice: intervenire il meno possibile, tanto in vigna quanto in cantina, per lasciare che siano le uve e il territorio a raccontarsi, senza forzature né modelli stilistici da replicare.

Partire da zero
La Polonia non è un Paese che viene spontaneo associare alla produzione di vino, almeno nell'immaginario di molti consumatori contemporanei. La sua viticoltura si è sviluppata relativamente di recente e i produttori hanno dovuto non solo impiantare nuovi vigneti, ma anche trovare spazio in un mercato dominato da Paesi con tradizioni vinicole ben consolidate.
Dom Bliskowice ha mosso i primi passi nel 2009, piantando le prime viti sui pendii calcarei che si affacciano sul fiume Vistola. È qui, in un territorio caratterizzato da un’esposizione a sud-ovest e da suoli peculiari, che ha preso forma il progetto.
Fin dall'inizio, la filosofia è stata quella di intervenire il meno possibile e lavorare in stretta sintonia con la natura. Sondij descrive il loro approccio in modo semplice: vendemmia manuale, fermentazioni spontanee e una scelta precisa a favore della vinificazione naturale fin dalle prime annate.
Non c’era una tradizione consolidata da seguire, né un’identità preesistente da conservare. C’era, piuttosto, la possibilità di costruire tutto da zero, definendo un linguaggio proprio e un modo personale di interpretare il territorio.
« È buono, per essere un vino polacco »
All'inizio, vendere i vini sul mercato nazionale si è rivelato difficile.
Sondij ricorda le degustazioni con consumatori polacchi, più abituati agli stili convenzionali. I commenti positivi erano spesso accompagnati da qualche riserva.
« È buono per essere un vino polacco, ma sai, ho bevuto un vino italiano migliore, comprato al supermercato. »
In questa frase si riflette una delle principali sfide affrontate dai produttori delle regioni vinicole emergenti: il vino non viene valutato soltanto per le sue qualità, ma anche in base alla sua origine. La provenienza finisce così per condizionare il giudizio, prima ancora che il contenuto del bicchiere possa parlare da sé.
La cultura del vino in Polonia era ancora in fase di sviluppo, all'epoca, e le aspettative dei consumatori erano influenzate da Paesi con secoli di tradizione produttiva e un riconoscimento internazionale consolidato. Per un produttore al di fuori di queste regioni più conosciute, cambiare la percezione del pubblico poteva essere difficile quanto produrre il vino stesso.
Invece di accettare questo limite, Sondij decise di cercare altrove.
Da Raw Wine a La Dive Bouteille
I vini hanno iniziato a viaggiare. Sondij li ha portati agli eventi Raw Wine di Vienna, Londra e Berlino, a Karakterre a Vienna e, successivamente, a La Dive Bouteille in Francia.
Questi appuntamenti offrivano qualcosa di diverso rispetto al mercato nazionale: un pubblico già interessato al vino naturale, aperto a territori poco conosciuti e curioso di scoprire produttori al di fuori delle grandi regioni vinicole tradizionali.
« Alla gente non importa se il vino viene dalla Polonia, dalla Moldavia o dalla Slovenia. Vengono e assaggiano. Se è buono, è buono. »
Questa reazione ha rappresentato una svolta. Per la prima volta, non era più necessario confrontarsi con il pregiudizio secondo cui un vino polacco potesse essere considerato buono soltanto in rapporto agli standard del proprio Paese. In quel contesto, i vini venivano giudicati per ciò che erano davvero: per la loro qualità, senza che la provenienza ne condizionasse il valore.
" Da dove venite? "
" Dalla Polonia. "
" Dalla Polonia? Fate vini così interessanti laggiù? "
Per Sondij, è stato il momento in cui ha capito quale strada seguire. I suoi vini avevano trovato un pubblico e la loro origine stava diventando un motivo di curiosità, anziché un ostacolo.

Un vino polacco alla conquista del mercato internazionale
In cinque anni di partecipazione a fiere ed eventi dedicati al vino, Dom Bliskowice è riuscita a costruire una solida rete commerciale internazionale.
Oggi, secondo le stime di Sondij, circa il 70% della produzione viene esportato, raggiungendo mercati che spaziano dal Canada alla Corea del Sud. Il restante 30% è destinato alla Polonia.
Una quota di esportazioni significativa per un produttore polacco, che testimonia il contributo della comunità del vino naturale alla scoperta di territori vitivinicoli ancora poco conosciuti.
Nel frattempo, il settore vinicolo polacco ha continuato a crescere. Secondo i dati ufficiali del Centro nazionale di sostegno all’agricoltura, nel primo trimestre del 2025 il Paese contava 673 viticoltori, con oltre 1.000 ettari di vigneti, e più di 300 imprese impegnate nella produzione o nell’imbottigliamento del vino.
La crescita del settore, tuttavia, non si traduce necessariamente in un maggiore riconoscimento dei vini polacchi, soprattutto sul mercato nazionale. Secondo Sondij, i consumatori polacchi si mostrano ancora più diffidenti nei confronti delle produzioni locali rispetto ai mercati esteri con cui l’azienda è entrata in contatto.
L’esperienza maturata negli anni nel tentativo di vendere i propri vini in patria ha contribuito a delineare questo scenario e a far emergere il ruolo decisivo delle fiere internazionali e dei locali indipendenti. Per Dom Bliskowice, sono stati proprio questi canali a favorire l’incontro con un nuovo pubblico e a sostenere la crescita oltre i confini nazionali.
Le persone incontrate lungo il cammino
Nonostante l'importanza dei mercati internazionali, Sondij tiene a sottolineare che questo percorso non è mai stato un'impresa solitaria.
« Tante persone mi hanno aiutato e incoraggiato ad andare avanti. Nella comunità del vino naturale ci sono persone davvero splendide. »
Questo senso di comunità è uno degli elementi fondamentali del mondo del vino naturale. Vignaioli, importatori, enoteche indipendenti, ristoranti, vinerie e organizzatori di eventi creano reti di relazioni che permettono ai produttori di incontrare nuovi appassionati e costruire rapporti duraturi.
Per un’azienda che opera in un Paese ancora impegnato a costruire la propria identità vitivinicola, questi legami possono rivelarsi decisivi. Non solo facilitano l’accesso ai mercati internazionali, ma offrono anche un sostegno meno tangibile, eppure altrettanto prezioso: la motivazione necessaria per andare avanti, anche quando il riconoscimento nel proprio Paese tarda ad arrivare.
Per Dom Bliskowice, il sostegno di questa comunità ha contribuito a trasformare un progetto ambizioso in un'azienda vinicola capace di farsi conoscere ben oltre i confini della Polonia.
