Settembre 16, 2025 - Vignaiolo in primo piano - Nessun commento
L’Albania non è certo il primo Paese che viene in mente parlando di vino naturale, ma le cose stanno cambiando.
Nel piccolo villaggio costiero di Mifol, nel sud dell’Albania, il vignaiolo Artan Balaj lavora quasi da solo per raccontare la storia del suo Paese attraverso il vino. Primo produttore albanese a comparire sulla mappa di Raisin, dimostra agli appassionati che l’Albania non è un punto vuoto sull’atlante vitivinicolo europeo, ma una terra dalle radici millenarie, custode di vitigni autoctoni e di un potenziale ancora largamente inesplorato.
Il vino in Albania ha radici antichissime: la vite cresce su queste terre fin dall’epoca illirica e greca, molto prima che Francia e Italia diventassero famose per i loro vini. Tra montagne scoscese, coste baciate dal Mediterraneo e valli fertili, il territorio offre condizioni ideali per la viticoltura.
Per gran parte del XX secolo, le tradizioni vitivinicole albanesi subirono una battuta d’arresto. Durante il regime comunista, i vigneti furono collettivizzati e il vino prodotto in massa, privilegiando la quantità a discapito della qualità. Dopo gli anni ’90, molte aziende familiari vennero abbandonate o le vigne reimpiantate, mettendo a rischio la sopravvivenza delle tradizioni vinicole del Paese.
Negli ultimi vent’anni, vignaioli come Balaj hanno iniziato a riscoprire questa tradizione, reinterpretandola in chiave moderna. Il suo ritorno in Albania, dopo quasi un decennio trascorso in Friuli, è stato motivato dalla convinzione che la sua terra natale offrisse condizioni perfette per la produzione di vino naturale.
«Ho sempre voluto fare le cose nel modo autentico», spiega. «Aggiungere prodotti chimici o apportare correzioni compromette il vino, il territorio e le varietà. Qui, con le nostre estati calde, possiamo coltivare praticamente senza trattamenti, talvolta usando solo olii essenziali o piccolissime dosi di zolfo.»
Il clima è al contempo alleato e nemico: estati lunghe e secche riducono la necessità di trattamenti, ma gelo e siccità possono compromettere interi raccolti. Per chi cerca uve sane e prive di chimica, il terroir albanese si rivela decisamente adatto alla vite, soprattutto in un’Europa dove il cambiamento climatico rende la viticoltura sempre più complicata.
Il vino naturale è ancora una novità in Albania, ma sta conquistando rapidamente nuovi appassionati. «I giovani bevitori, soprattutto quelli più istruiti, sono molto ricettivi», spiega Balaj. «Si preoccupano della propria salute e di ciò che introducono nel proprio corpo. Molti si aspettano vini naturali “molto torbidi o estremi”, ma i miei, pur rimanendo naturali, hanno un aspetto più “classico”. Questo equilibrio li rende più immediati e comprensibili per tutti».
Questa curiosità generazionale apre la strada a un futuro in cui altri vignaioli albanesi potrebbero seguire l’esempio di Balaj. Per ora resta un pioniere, ma il suo percorso dimostra che il Paese ha sia la storia, sia le risorse necessarie per dar vita a un vero e proprio movimento del vino naturale.
Ciò che rende il lavoro di Balaj particolarmente affascinante è il suo focus sulle varietà autoctone albanesi. Due si distinguono in particolare:
Vlosh: presente solo nella regione di Vlora, matura rapidamente e può essere delicato da gestire. Ma nelle mani giuste produce vini strutturati e da invecchiamento. Balaj lo paragona al vitigno Nebbiolo utilizzato per il Barolo: «Elegante, complesso, con bel colore rosso rubino chiaro e struttura.»
Shesh i Bardhë: impiegato sia per vini bianchi che per vini orange, è un vitigno che, secondo Balaj, può competere senza timore con i migliori vini orange del mondo.
Difendendo questi vitigni, Balaj non si limita a produrre un vino buono, ma dà alle varietà albanesi l’opportunità di affermarsi sulla scena internazionale.
Per Balaj, la vinificazione naturale non è una moda, ma una vera e propria filosofia, un legame profondo con la sua terra e con una tradizione secolare. «Dalla vigna al bicchiere», come ama ripetere. Ogni fase del processo in vigna ed in cantina, dall’impianto all’innesto, dalla raccolta alla fermentazione, è curata personalmente dalle sue mani.
L’Albania forse non è ancora famosa per il vino, ma le premesse ci sono tutte: una storia vitivinicola antica, anche se interrotta per un periodo, un clima ideale per una viticoltura naturale, giovani appassionati e curiosi, vitigni unici che attendono solo di essere riscoperti.
Con Balaj a indicare la via, gli appassionati di vino naturale potrebbero presto scoprire che una delle ultime regioni viticole europee ancora inesplorate è sempre stata lì, a portata di mano.
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