Settembre 03, 2026 - 0 Commenti
Nicolas Reau: «Bisogna avere fiducia, sempre»
Clos des Treilles: otto ettari all'estremità meridionale dell'Anjou. Una vigna lavorata senza macchine per la vendemmia: qui sono le mani a raccogliere i grappoli. E c’è una parola che ritorna nel racconto di Nicolas Reau: fiducia.

Un mestiere che non può esistere senza fiducia
«Se non ti fidi dell’uva, tanto vale non fare questo mestiere.» La frase gli viene quasi spontanea, come l’espressione di una convinzione profondamente radicata. Al Clos des Treilles, la fiducia non è un elemento accessorio né un argomento da aggiungere al racconto commerciale: è il punto di partenza. Fiducia nell’uva, nella natura e, prima ancora, in se stessi. Senza questa fiducia, dice Nicolas Réau, tanto vale scegliere un altro mestiere.
Dal 2005, l'azienda è condotta secondo i principi dell’agricoltura biologica, con certificazione Ecocert. Qui non si cerca di forzare la natura attraverso l’uso di prodotti chimici, ma di accompagnarla attraverso quella che Nicolas Réau definisce una vera e propria «alchimia naturale». Cabernet Franc, Chenin, Gamay, Grolleau, Melon de Bourgogne e Folle Blanche: i vitigni dell’Anjou, di Chinon e di Saumur-Champigny vengono lasciati esprimere con il minimo intervento possibile, senza artifici e senza scorciatoie.
Il lusso di non aggiungere solforosa
Per molto tempo, Nicolas Reau ha vinificato senza solforosa: nessuna aggiunta nei rossi e solo quantità minime nei bianchi. Ma su un punto è categorico: non si è mai trattato di un principio assoluto, bensì di un privilegio. «Ho sempre considerato un lusso poter non aggiungere solforosa per anni».
Un lusso, però, che bisogna meritarsi. Perché per farne a meno servono uve perfette, estremamente sane, frutto di un lavoro costante e rigoroso in vigna.
Per Reau, dunque, il vino senza solforosa non è mai un dogma. È piuttosto una ricompensa: una possibilità che si concede soltanto quando la qualità e la sanità dell'uva lo permettono.

Il clima ha cambiato le regole del gioco
Ma l’uva permette ancora di fare tutto ciò che permetteva quindici anni fa? Nicolas Reau non gira intorno alla questione. Il cambiamento climatico ha reso le cose più complesse: «I lieviti mutano, i batteri mutano, non siamo più davvero nella situazione di quindici anni fa». E non è il solo ad averlo constatato, precisa, quasi a voler sgombrare subito il campo da qualsiasi accusa di fatalismo personale.
La sua risposta, però, non è quella di rinunciare alla filosofia del domaine, bensì di adattarla con lucidità. Oggi non esclude più a priori l’uso della solforosa, quando ritiene che sia necessaria. Per lui, avere fiducia nella natura non significa ignorare i cambiamenti che la attraversano. Significa, piuttosto, saperli ascoltare e adattarsi senza perdere la propria direzione.
Da Nicolas Reau, in fondo, è sempre la vigna a dettare le condizioni. E il lavoro del vignaiolo consiste nell’imparare, anno dopo anno, ad ascoltarle, invece di cercare di imporre alla vigna la propria volontà.
