Maggio 05, 2026 - 0 Commenti
Wijngaard Lijsternest: nella vigna di Servaas Blockeel sono i funghi a dettare le regole.
"I funghi vivono nel terreno e interagiscono direttamente con il sistema radicale di piante, alberi e altre specie vegetali."
Servaas Blockeel, Wijngaard Lijsternest

Quello che si nasconde davvero dietro la parola "fungicida"
Un fungicida non è un pesticida nel senso comunemente inteso: non elimina insetti e non produce immagini d’impatto. Si tratta di una sostanza progettata per colpire i funghi. Ed è proprio qui che emerge la contraddizione centrale, perché in realtà i funghi non rappresentano un nemico per la vite: ne costituiscono piuttosto una componente essenziale, quasi un sistema vitale sotterraneo.
Le ricerche in biologia del suolo, confermate nel tempo da numerosi studi, hanno mostrato quanto sia decisivo il ruolo dei funghi nelle relazioni tra le piante. Le reti micorriziche, sottilissimi filamenti fungini che colonizzano le radici, consentono lo scambio di nutrienti, la comunicazione e persino forme di difesa reciproca tra le piante. Intervenire su questi organismi in nome della protezione della vite significa, di fatto, compromettere l’equilibrio stesso su cui essa si regge. Come osservato: “Stiamo comprendendo che i fungicidi sono molto più distruttivi per la natura di quanto si credesse inizialmente, perché in biologia tutto è interconnesso e sostenuto dai funghi.”
In questa prospettiva, persino la poltiglia bordolese, un fungicida a base di rame, storicamente considerato un pilastro dell’agricoltura biologica e biodinamica, non rappresenta per alcuni, come Servaas Blockeel, una soluzione accettabile.
Lasciare parlare il suolo

Cambiare la genetica per non cambiare la natura
Ma non usare fungicidi in vigneto significa anche esporsi. Peronospora, oidio, botrite, queste malattie fungine che devastano la Vitis vinifera non appena le condizioni climatiche lo permettono, diventano minacce permanenti. E su questo punto Blockeel è categorico: senza cambiare la genetica della vite, tutto il resto non serve a nulla. "Se non cambiamo la genetica, siamo perduti in partenza."
È questo che lo ha portato verso i vitigni PIWI: questi ibridi resistenti sviluppati in Germania, Svizzera, Austria e Italia, che integrano nel loro DNA una resistenza naturale alle principali malattie fungine. Non come compromesso, ma come condizione indispensabile per una viticoltura senza trattamenti.
Il suolo come punto di partenza, il vino come conseguenza
A Wijngaard Lijsternest, Blockeel costruisce una logica che parte davvero dal basso. Dal suolo, con i suoi funghi e le piante spontanee, si risale fino alla vite e, infine, al vino. Ogni scelta in cantina nasce da una scelta fatta in vigna, che a sua volta dipende da ciò che accade nel terreno.
Quando ogni elemento è connesso agli altri, non esiste un vero punto in cui poter fermare il ragionamento o separare le decisioni.

