Ottobre 09, 2025 - 2 Commenti
"Perché al supermercato si trovano bottiglie di vino a 2€?" La domanda può sembrare ingenua, ma nasconde un problema reale, che Roberto Salvaneschi, vignaiolo di Cascina Gasparda, nel Monferrato, non esita a denunciare.
Il prezzo che non torna
Proviamo a fare i conti: bottiglia di vetro, tappo, etichetta, imballaggio, stipendi di chi lavora in vigna ed in cantina, trasporto… come può tutto questo costare solo 2€? "Non lo userei nemmeno per lavarmi i piedi", taglia corto Roberto, senza mezzi termini.
A Cascina Gasparda, azienda familiare di 7 ettari convertita alla biodinamica, Roberto e suo fratello Mauro lavorano le vigne tutti i giorni dell’anno: potatura, lavoro del terreno, vendemmia manuale, vinificazione naturale senza filtrazioni, né chiarifiche, e, se possibile, senza aggiunta di solfiti. "Non basta lasciare le vigne lì e raccogliere l’uva", insiste. "E il vino si fa una volta sola all’anno."
Qui sta il punto cruciale: a differenza di altre produzioni, il vignaiolo punta tutto su un’unica raccolta annuale. Un anno intero di lavoro, attenzione e rischi climatici per una sola vendemmia. E quando si produce vino naturale, senza scorciatoie enologiche, ogni errore può essere fatale.
L’altro estremo: la bottiglia da 1000€
Ma Roberto non si limita a parlare di vino low cost. Si interroga anche sull’altro lato del mercato: quelle bottiglie da 1000€, ostentate su Instagram come trofei. "Facciamo lo stesso lavoro. È esattamente lo stesso", osserva. "Le rese possono variare, ma siamo nello stesso settore. Solo perché una zona è famosa, loro possono vendere al prezzo che vogliono e la gente compra."
Non è questione di gelosia. Roberto riconosce il valore delle cantine prestigiose, ma denuncia la distorsione del mercato: perché il lavoro di un vignaiolo del Monferrato dovrebbe valere così poco rispetto a un grande nome della Borgogna o di Bordeaux, se l’impegno e l’investimento umano sono comparabili?
"Buon per loro", aggiunge. "Ma un po’ più di equilibrio non guasterebbe."
Il giusto prezzo
Questa riflessione tocca il cuore del nostro rapporto con il vino. Tra il vino industriale sottocosto e quello da investimento, c’è un mondo di vignaioli che lavorano con cura, rispettando la terra e le persone, senza beneficiare della notorietà delle grandi denominazioni.
Aziende come Cascina Gasparda, che coltivano Barbera, Nebbiolo, Freisa e Grignolino sulle colline monferrine, patrimonio dell’UNESCO, meritano di essere valorizzate correttamente: non a 2€, che non coprono nemmeno i costi di produzione, e neppure a 1000€, frutto di pura speculazione.
Il giusto prezzo è quello che rispecchia il lavoro reale, l’impegno in una viticoltura viva e il tempo dedicato. Un vino naturale, vinificato senza artifici, dovrebbe essere venduto a un prezzo che permette al vignaiolo di vivere dignitosamente del proprio lavoro.
La prossima volta che vedrete una bottiglia a 2€, chiedetevi: come è possibile? E soprattutto: a quale prezzo?

