Ottobre 14, 2025 - 3 Commenti
A 23 anni era certa di non voler mai lavorare con i genitori. Venticinque anni dopo, Nadia Verrua ha trasformato l’immagine di Cascina Tavijn, senza mai perdere ciò che conta davvero: l’anima del vino di suo padre.
«I miei genitori non erano proprio molto contenti.» Nadia Verrua sorride ripensando ai suoi esordi a Cascina Tavijn, venticinque anni fa. Quarta generazione di una famiglia che non aveva mai imbottigliato il proprio vino, arrivò con un’idea nuova: imbottigliare. La sua esperienza? Ridotta a poche vendemmie. Niente di più, niente di meno. Il progetto sembrava semplice: continuare a fare il vino come papà, in damigiana, quel grande contenitore di vetro che incarna una tradizione ben radicata in Italia. Ma le denominazioni pongono dei problemi. Le regole cambiano, il quadro si irrigidisce. Allora Nadia cambia direzione. Lancia La Bandita, in bottiglie da 75 cl, e rivoluziona tutta la gamma delle etichette di Cascina Tavijn. Una nuova partenza, in un certo senso.

I volti sulle bottiglie
Le nuove etichette portano la firma di Gianluca Cannizzo. E soprattutto, rappresentano dei volti: quello di mamma Teresa, quello di papà Ottavio, quello di Bianca, una delle due figlie. «Non potremmo mai cambiare un’etichetta che porta il volto di mia madre, di mio padre e anche di Bianca», confida. Caterina, l’altra figlia, manca ancora all’appello. «Ma presto ci arriveremo.» Per la generazione di Ottavio, queste etichette sono sorprendenti. Troppo moderne, troppo fuori dal mondo del vino a cui era abituato. Eppure, quando qualcuno arriva nel cortile e chiede “un Ottavio e due Teresa”, il padre sorride. Anche l’Ottavio Funky con la sua enorme parrucca lo fa ridere. «Questo gioco, alla fine, lo diverte.»

La trasmissione, una scelta che non si impone
Bianca e Caterina crescono in azienda. Da piccole hanno aiutato in mille attività. Oggi, hanno 14 e 16 anni, «non è un’età molto facile», riconosce Nadia con lucidità. Raccoglieranno il testimone? «Per il momento, penso proprio di no.»
E va benissimo così. La stessa Nadia ne è la prova vivente: fino ai 23 anni, rifiutava solo l’idea di lavorare con i genitori. Poi ha scelto di rimanere a Cascina Tavijn e sono passati venticinque anni da allora. «Quindi non è detto che più avanti… Non è qualcosa che mi dispiace. L’importante è che siano felici.»
Ciò che conta, in fondo? «Che abbiano un posto in cui tornare.»
Cascina Tavijn è un’azienda dove le rivoluzioni si fanno con dolcezza, dove etichette funky convivono con le damigiane, dove quattro generazioni si incrociano senza pestarsi i piedi. Qui Nadia Verrua ha trovato il suo equilibrio: innovare senza rinnegare, trasmettere senza costringere, far ridere papà con una parrucca disegnata su una bottiglia.
