Dicembre 16, 2025 - 1 Commenti
Les Maisons Rouges: l’acidità volatile, il sale e il pepe del vino
Benoît Jardin racconta come il cambiamento climatico abbia scosso le sue certezze e trasformato un difetto temuto in un elemento di complessità. Una lezione di umiltà e fiducia.
Per anni a Les Maisons Rouges non c’è stato davvero motivo di preoccuparsi dell’acidità volatile. Tra il 2000 e il 2010, la vendemmia iniziava tranquillamente ai primi di ottobre, le estati rimanevano miti e i vini si producevano senza difficoltà. La Drosophila non attaccava ancora i grappoli di Pineau d’Aunis. “Conoscevamo pochissimo l’acidità volatile, era rarissimo che avessimo una deviazione”, ricorda Benoît Jardin.
2011: una svolta climatica
Poi è arrivato il 2011. Un’annata che Benoît considera un vero spartiacque. All’improvviso, vendemmie che solitamente iniziavano tra il 5 e il 6 ottobre sono state anticipate al 10 o 11 settembre, quasi un mese prima. Il caldo estivo è ormai un dato di fatto in Loira.
Con queste estati più calde, i mosti sono diversi. E l’acidità volatile fa la sua comparsa nelle vasche. “All'inizio, non avevamo ancora capito cosa stesse succedendo”, ammette Benoît con sincerità.

2015: la cuvée che crea imbarazzo, poi illumina
Nel 2015, Les Maisons Rouges presenta un vino prodotto da vigne centenarie di Pineau d’Aunis, chiamato Alizari. Un vino potente, nato da viti molto vecchie. Ma in quell’annata, il livello di acidità volatile raggiunge un valore mai visto prima in azienda.
Benoît ed Elisabeth si vergognano quasi di quel vino. Finché grandi degustatori non lo accolgono con entusiasmo, rassicurandoli: “Ci hanno semplicemente detto che la volatile, in un vino così potente, è il sale e il pepe del vino.” Ciò che porta vita, tensione, complessità.
Quella rivelazione cambia tutto. Trasforma completamente il loro modo di vedere l’acidità volatile.

Accettare la volatile come elemento strutturale
Oggi, Benoît lo afferma senza esitazione: “Penso che un grande vino potente, senza un tocco di volatile, sia per me un vino piatto, un po’ vuoto in bocca.” Un vino con un’acidità volatile molto bassa è spesso un vino trattato con solfiti. Per lui, è quasi un vino smorzato.
Certo, non si tratta di lasciar correre. “Bisogna saper misurare l'acidità volatile e mantenerla entro valori accettabili”, precisa. Ma una volta padroneggiata, può rivelarsi più un alleato che un difetto, conferendo carattere, personalità e profondità.
Adattarsi a un clima che cambia
Quello che racconta Benoît Jardin è anche la storia di un'azienda che sa adattarsi. Il clima cambia, le date di vendemmia si anticipano, i mosti evolvono. Bisogna imparare a lavorare diversamente, affrontando nuovi parametri.
Per Les Maisons Rouges, l’acidità volatile non è più un problema da eliminare a ogni costo, ma un elemento strutturale con cui convivere. Questo approccio riflette la loro filosofia: avere fiducia nel vino, accogliere ciò che ha da dire e non cercare di appiattire tutto.
