Ottobre 02, 2025 - 1 Commenti
L’Anses e Santé publique France hanno recentemente pubblicato i tanto attesi risultati dello studio PestiRiv, segnando una svolta nella comprensione degli effetti delle pratiche viticole sulle persone che vivono vicino a vigneti. Questa ampia indagine, condotta tra il 2021 e il 2022 su quasi 2.700 partecipanti in sei regioni francesi, offre dati scientifici senza precedenti su un tema da anni al centro del dibattito tra mondo vitivinicolo e ambientalisti.
Un protocollo di grande portata con risultati chiari
Con un budget di 11 milioni di euro, PestiRiv è uno degli studi più ambiziosi, mai realizzati, sull’esposizione ai pesticidi nelle popolazioni non agricole. Grazie a un protocollo particolarmente rigoroso, i ricercatori hanno confrontato l’impronta chimica di persone che vivono a meno di 500 metri dai vigneti con quella di chi abita lontano da qualsiasi coltivazione, monitorando diversi periodi dell’anno.
I risultati parlano chiaro: chi vive vicino alle aziende viticole è esposto in modo significativo ai pesticidi. Durante i periodi di trattamento, la sovraesposizione può arrivare al 60% nelle analisi delle urine, mentre alcune molecole risultano 45 volte più concentrate nell’aria e 10 volte più nelle polveri domestiche.
I bambini, le principali vittime di questa contaminazione
Uno degli aspetti più preoccupanti dello studio riguarda i bambini, soprattutto quelli tra i 3 e i 6 anni. Questa fascia d’età è più vulnerabile degli adulti, perché passa più tempo vicino al suolo e porta spesso le mani alla bocca, aumentando così l’esposizione.
Lo studio non ha potuto includere i bambini sotto i 3 anni, per motivi legati al protocollo di raccolta dei campioni, ma proprio loro potrebbero essere i più a rischio. I neonati potrebbero quindi avere un livello di contaminazione ancora più alto.
Un legame preoccupante con le leucemie infantili
Questa sovraesposizione infantile assume una dimensione particolarmente preoccupante alla luce dei lavori pubblicati nell’ottobre 2023 sulla rivista Environmental Health Perspectives. Questo studio epidemiologico su larga scala, condotto su oltre 3.700 casi di leucemie pediatriche occorse tra il 2006 e il 2013 e confrontate con 40.000 controlli, stabilisce per la prima volta un legame quantificato tra la densità di vigneti nelle vicinanze dell’abitazione e l’aumento del rischio di leucemia acuta linfoblastica nei bambini.
Un contesto politico delicato
La pubblicazione di questi risultati avviene in un momento particolarmente critico. Le associazioni ambientaliste avevano accusato il governo francese di aver posticipato la diffusione di questi dati, inizialmente prevista per il 2024, proprio durante i dibattiti sulla proposta di legge Duplomb, che mirava, tra l’altro, a reintrodurre alcuni pesticidi precedentemente vietati.
Questa polemica mette in luce le crescenti tensioni intorno all’expertise pubblica in materia di pesticidi. L’autonomia dell’Anses è sottoposta a pressioni politiche, mentre Santé publique France sta attraversando una profonda ristrutturazione sotto l’egida dell’ispezione generale degli affari sociali.
Quali implicazioni per la viticoltura?
Di fronte a questi risultati, le raccomandazioni degli esperti convergono verso diverse misure:
- Riduzione dell’uso dei pesticidi al minimo indispensabile
- Informazione sistematica delle popolazioni residenti prima dei trattamenti
- Istituzione di zone di non-trattamento più ampie
- Sviluppo dell’agricoltura biologica nelle periferie delle aree abitate
Per i viticoltori, queste conclusioni richiedono una riflessione approfondita sulle pratiche attuali. La viticoltura, che rappresenta solo il 3% della superficie agricola francese, concentra quasi il 20% dei pesticidi utilizzati nel Paese. Questa intensità d’uso, unita alla frequente vicinanza delle abitazioni, pone il settore viticolo al centro delle questioni di salute pubblica.
Il vino naturale: un orizzonte di speranza
Lo studio PestiRiv rappresenta un passo importante nella ricerca scientifica, perché per la prima volta si concentra sull’esposizione umana ai pesticidi in viticoltura. È difficile immaginare che la coltivazione della vite possa contaminare chi vive vicino ai vigneti, così come è inconcepibile che possa alterare i suoli e distruggere la vita invisibile che li anima.
Se gli esseri umani possono essere esposti, pensiamo ai lombrichi, ai microrganismi, ai funghi, agli insetti impollinatori, alle biodiversità sotterranee e a tutto ciò che garantisce la fertilità viva di un ecosistema agricolo sostenibile.
Davanti a questi segnali preoccupanti, una parte della viticoltura sta già esplorando percorsi alternativi. Il movimento del vino naturale, l’agricoltura biologica e la biodinamica dimostrano che è possibile coltivare la vite senza pesticidi chimici di sintesi.
Questi metodi puntano a rispettare sia le persone sia la terra: lavorazioni meccaniche dei terreni, inerbimento, promozione della biodiversità, preparati naturali a base di piante e l’uso limitato di rame e zolfo, solo quando necessario. Eliminando i pesticidi chimici, questi viticoltori affrontano il problema dell’esposizione alla radice.
Anche se ancora minoritarie, queste pratiche stanno guadagnando terreno, sostenute da una crescente consapevolezza ambientale. Lo studio PestiRiv potrebbe accelerare questa transizione, offrendo la validazione scientifica necessaria per un vero cambiamento di paradigma.
I dati di PestiRiv sono ora pubblici e accessibili alla comunità scientifica, aprendo la strada a nuove ricerche sugli effetti a lungo termine dell’esposizione ai pesticidi in viticoltura.
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Traçabilité Pesticides : dopo lo studio PestiRiv, perché è importante raccogliere i dati sui trattamenti?https://www.liberation.fr/environnement/agriculture/pesticides-apres-letude-pestiriv-pourquoi-appeler-a-recenser-les-donnees-de-traitement-20250921_NANBDGSKWNHL7I6FJ36WAIHBA4/
