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Il nostro progetto ha come focus principale il recupero delle vigne vecchie presenti nel territorio, che conservano un patrimonio ampelografico ricchissimo. Questo è dovuto al fatto che la viticoltura nella nostra zona, a partire dal secondo dopoguerra, è stata prevalentemente di autoconsumo e non commerciale. Di conseguenza, i contadini raramente espiantavano le vigne, evitando così di spendere soldi per il lavoro e le barbatelle acquistate in vivaio. Venivano invece adottate pratiche conservative, come la propaggine, che oggi ci permettono di avere vigne centenarie che altrimenti rischierebbero di andare perse.
La prima di queste vigne è quella dietro la nostra casa, la vigna MAGNA TERESA, salvata dalla nostra bisnonna Teresa. Da questa nasce MAGNA TERESA VV, una microproduzione di meno di mille bottiglie, con cui cerchiamo di esprimere il carattere autentico del nostro territorio.
Per quanto riguarda le pratiche in vigna, lavoriamo nel modo meno impattante possibile, rispettando il terreno e le piante. Questo si traduce in:
mantenimento dei filari inerbati,
gestione dei sovesci,
utilizzo di prodotti sostenibili per i trattamenti,
assenza di diserbo chimico, con gestione meccanica dell’erba e cura della soffiatura.
Evitiamo anche la cimatura delle piante: i tralci vengono sistemati man mano che raggiungono l’ultimo filo, permettendo alle piante – soprattutto le più vecchie – di autoregolarsi e contribuendo a mantenere l’ambiente leggermente più fresco.
Le concimazioni vengono effettuate solo quando necessario, in base allo stato del suolo e delle piante, utilizzando esclusivamente concimi organici come letame maturo e stallatico. La pacciamatura dell’erba e delle essenze seminate resta uno dei principali apporti di sostanza organica, oltre a contribuire a mantenere più bassa la temperatura del suolo.
Attualmente vinifichiamo grazie all’ospitalità e alla guida di Piero Busso, caro amico e grande vigneron.
In cantina il nostro obiettivo è accompagnare il prodotto fino alla sua espressione migliore, senza forzature.
Tutte le fermentazioni sono spontanee, così come la successiva fermentazione malolattica.
L’utilizzo di solfiti è ridotto al minimo e solo quando necessario, per non interferire con la flora batterica naturale.
Al termine della fermentazione malolattica, effettuiamo un travaso, preferibilmente per gravità, e lasciamo il vino riposare sulle fecce fini, aspettando il momento dell’imbottigliamento: per ULTIMA LUNA avviene all’ultima luna di marzo, mentre per MAGNA TERESA VV all’inizio dell’estate.
I vini non vengono chiarificati né filtrati, evitando così di impoverirli o snaturarli. Per ottenere comunque un prodotto “pulito”, sfruttiamo il freddo invernale per stabilizzare le vasche, esponendole alle temperature rigide di gennaio. In questo modo, un semplice travaso prima dell’imbottigliamento è sufficiente per ottenere un vino pulito, stabile e genuino.
La nostra idea è un ritorno alle origini, ma anche una grande sfida: far capire ai bevitori che il Piemonte è anche Freisa ed è anche Airali!
Nessun vino bianch al momento.
Nessun vino rosato al momento.
Nessun vino macerat al momento.
Nessun vino spumante al momento.
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