Le Driadi Slow Farm - Gabriella Aleandri, Luciano Chenet
La nostra azienda è nata nel 2014 quando Luciano e Gabriella si imbattono in un vigneto abbandonato e decidono di coltivare il loro sogno di diventare produttori di vini. Il vigneto è di un ettaro abbandonato e decidono di recuperarlo e di riportarlo in produzione; è in una splendida posizione panoramica nelle prime colline della pianura ad Ovest di Bergamo. Nel 2016 il loro sogno si concretizza con la commercializzazione del primo vino, il merlot Driade Felice che riscuote subito successo per la sua freschezza e decidono di continaure l'impresa con il recupero di altre vigne e "l'adozione" di vigne che cercavano qualcuno che le curasse. In questo modo alla vigna di Merlot di sono aggiunte le vigne di Marzemino, Bronner, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Moscato di Scanzo (un moscato rosso autoctono della bergamasca) e una vigna centenaria a bacche miste. La vinificazione è fatta dal 2018 nella cantina di nuova costruzione nella collina di Capietaglio a Palazzago, cantina costruita con materiali e maestranze locali. Le vigne sono tutte tra i 300 e i 500 metri, con varie esposizioni e vari sesti di impianto (cordone speronato e guyot la maggior parte). I suoli sono calcareo argillosi e sono costituiti da arenarie del cretaceo (flysch di Pontida) e sono tutte condotte in accordo alle regole europee della certificazione biologica e in biodinamica. Le pendenze delle colline (si arriva al 50%) e la presenza di vigne coltivate su terrazzamenti costringono la gestione della campagna in modo quasi totalmente manuale. I trattamenti in campo (anche questi tutti a spalla) sono fatti con minime quantità di rame e zolfo, per limitarne l'uso abbiamo in atto varie sperimentazioni quali l'utilizzo di tannini di castagno, di olio di bucce di arancio. Macerati di ortica, equiseto e salice completano il panorama dei materiali utilizzati in vigna. In cantina il nostro obiettivo è realizzare il vino della vigna, riducendo al minimo gli interventi. Pertanto tutte le fermentazioni sono spontanee grazie a lieviti indigeni, senza controllo di temperatura e senza l'utilizzo di solfiti se non assolutamente necessario; i vini non sono filtrati per preservare al massimo la ricchezza delle loro caratteristiche e portare la loro unicità al palato.