DO Penedès : la prima denominazione d'origine 100% biologica

Ottobre 30, 2025 - 1 Commenti

DO Penedès: la prima denominazione 100% biologica | Catalogna 2025

Con la vendemmia 2025, questa regione catalana raggiunge una tappa storica diventando la prima DO completamente biologica. Un traguardo che dimostra come un altro modello di viticoltura non solo sia possibile, ma anche sostenibile.

La DO Penedès ha compiuto ciò che molti ritenevano irrealizzabile: convertire alla viticoltura biologica l’intera superficie dei suoi vigneti. Dalla a vendemmia 2025, tutti i vini prodotti sotto questa denominazione catalana provengono esclusivamente da uve certificate bio, facendo del Penedès un punto di riferimento globale per l’enologia sostenibile.

Non si tratta di una semplice operazione di marketing, ma del frutto di decenni di impegno collettivo da parte di vignaioli, tecnici e istituzioni che hanno lavorato insieme, animati dalla convinzione che si possa ottenere un vino di alta qualità senza compromettere l’ambiente né mettere a rischio la salute delle persone.
Un traguardo straordinario e una notizia che infonde speranza al futuro della viticoltura!

Penedès
Penedès

1978: quando un vignaiolo visionario aprì la strada

La storia inizia nel 1978, molto prima che l’ecologia diventasse una moda. Josep Maria Albet, vignaiolo di Sant Pau d'Ordal, ricevette un fax dalla Danimarca che chiedeva vino biologico. All’epoca, in Spagna, pochi sapevano davvero cosa significasse. Ma lui decise di tentare, aprendo una strada che ancora oggi ispira tanti.

Josep Maria Albet
Josep Maria Albet

Il suo tempranillo 100% biologico delle montagne di Ordal divenne il primo vino biologico di Spagna. “47 anni fa, nessuno sapeva cosa fosse un vino biologico,” ricorda Josep Maria Albet. Oggi la sua cantina Albet i Noya è un punto di riferimento internazionale ed ha ottenuto anche la certificazione B Corp per il suo impatto sociale e ambientale.

Albet i Noya
Albet i Noya

Questa decisione pionieristica ha contribuito a creare una cultura locale di viticoltura rispettosa e consapevole. “Nella DO Penedès abbiamo sempre avuto un legame con i vini biologici, anche prima che se ne parlasse,” spiega Joan Huguet, presidente della DO Penedès e proprietario della tenuta Can Feixes.

Un piano strategico partecipativo per abbandonare la chimica

Nel 2020, in piena pandemia, il Consiglio Regolatore della DO Penedès prese una decisione radicale: fissare come obiettivo che tutti i vini della vendemmia 2025 provenissero da uve biologiche. Un obiettivo ambizioso, ma realistico, considerando che molte aziende avevano già intrapreso questo percorso.

Il Piano Strategico 2021–2030 è stato elaborato in modo partecipativo con vignaioli, enotecari, ristoratori, distributori e consumatori. Al centro del piano c’è la cura del territorio e la sostenibilità, con un focus sull’agricoltura biologica e rigenerativa, sulla lotta al cambiamento climatico e alla conservazione della biodiversità.

Cinque anni dopo, l’obiettivo è stato raggiunto: le 130 aziende della DO, che producono circa 15 milioni di bottiglie all’anno, lavorano oggi esclusivamente con uve certificate dal CCPAE (Consiglio Catalano della Produzione Agricola Biologica), con marchio europeo.

La presentazione ufficiale si è svolta a Barcellona alla presenza di Joan Huguet, Joan Gené (direttore generale dell’Incavi), Enric Ferré (presidente dell’IGP Gall del Penedès), del sommelier Ferran Centelles e dello chef Oriol Llavina. L’evento si è inserito nell’anno in cui la Catalogna è Regione Mondiale della Gastronomia.


Un territorio fatto per l’ecologia

Il Penedès si estende su 5.000 ettari certificati DO, distribuiti tra le regioni del Baix Penedès, Alt Penedès, Garraf, Baix Llobregat, Anoia e Alt Camp. È anche la regione con la più grande superficie di vigneti biologici della Catalogna.

“Abbiamo un clima perfetto per coltivare uve biologiche”, sottolinea Joan Huguet. A differenza di altre regioni vitivinicole, il clima mediterraneo del Penedès presenta precipitazioni moderate e un’umidità limitata, riducendo naturalmente la pressione delle malattie fungine come oidio e peronospora.

Quest’anno, le abbondanti piogge hanno contribuito a una delle migliori raccolte degli ultimi anni, nonostante una vendemmia più tardiva e alcune tempeste violente. Qualità e quantità sono ai massimi livelli.

Cosa significa davvero “biologico”?

Coltivare una vigna in modo biologico significa lavorare in armonia con il proprio ambiente. In concreto

è vietato utilizzare:

  • Fertilizzanti chimici di sintesi
  • Pesticidi chimici
  • Diserbanti

ma si impiega:

  • Letame e compost come fertilizzanti naturali
  • Rame e zolfo (in dosi limitate) per il controllo delle malattie
  • Confusione sessuale per combattere parassiti come la Lobesia botrana
  • Biodiversità come strumento naturale di regolazione
  • Stazioni meteorologiche per anticipare i rischi di infezione

I vini sono certificati e controllati dal CCPAE, garantendo il rispetto delle normative europee. Più del 60% dei vini del Penedès è certificato biologico non solo per quanto riguarda la vigna, ma anche in tutte le fasi di produzione, con un uso minimo di solfiti.

Un primato mondiale... ma non da solo

Il Penedès può vantare il titolo di prima DO 100% biologica, e i dati lo confermano. Ma questa spinta verso il biologico totale non è un fenomeno isolato: altre denominazioni europee stanno seguendo la stessa direzione, dando vita a una tendenza collettiva che promette bene per il futuro del vino sostenibile.

In Francia, la denominazione Les Baux-de-Provence è diventata anch’essa 100% biologica dal 2023, seguendo un percorso simile, guidato dai vignaioli della regione. In Corsica, la denominazione Patrimonio procede con decisione in questa direzione, con una buona parte delle sue aziende già certificate. Sempre in Corsica, l’AOP Corse Calvi è anch’essa prossima a diventare completamente certificata in agricoltura biologica. L’isola è in fermento!

Les Baux-de-Provence
Les Baux-de-Provence

In Italia, la regione Calabria è stata pioniera vietando il glifosato con decreto regionale già nel 2016, mentre il Valdarno di Sopra DOC in Toscana mira a inserire il 100% bio nel proprio disciplinare, anche se per ora si tratta più di un’intenzione che di una realtà compiuta.

Ogni regione ha il proprio ritmo, contesto e sfide. Eppure tutte condividono un obiettivo comune: il futuro della viticoltura di qualità passa per l’abbandono dei prodotti chimici di sintesi. Tra tutte, il Penedès ha fatto da pioniere, tagliando per primo il traguardo con 5.000 ettari certificati e 130 aziende coinvolte.

Oltre il biologico: l’orizzonte del naturale

Ma il Penedès non si ferma qui. Diventare 100% biologico è un passo enorme: significa proteggere i suoli, gli abitanti, la biodiversità. Significa dire no ai pesticidi, ai diserbanti, ai fertilizzanti chimici. Ed è già tantissimo.

Tuttavia, alcuni vignaioli vanno ancora oltre. Praticano la biodinamica, integrando l’intero ecosistema (piante, animali, esseri umani) e i cicli della natura nel lavoro della vigna. Sì, dinamizzano. ☄️

Altri adottano l’agricoltura rigenerativa: mantenendo la copertura vegetale sotto le viti per catturare CO₂, rigenerando i suoli dopo decenni di aratura, riducendo le emissioni e producendo energia rinnovabile.

Albet i Noya spinge l’innovazione fino a piantare il primo vigneto di xarel·lo resistente del Penedès, frutto di 13 anni di ricerca nel quadro del progetto VRIAC. “È un passo da gigante verso una viticoltura più sostenibile,” afferma Josep Maria Albet, che collabora con Valentin Blattner, Josep Maria Pujol-Busquets e Josep Piñol.

Queste varietà resistenti riducono drasticamente il bisogno di trattamenti, anche biologici. Perché i trattamenti intensivi a base di rame o zolfo, sebbene consentiti nel biologico, pongono comunque problemi ambientali a lungo termine.

Oltre al biologico e alla biodinamica, esiste ancora un altro livello: il vino naturale. Qui non si parla più solo di ciò che accade in vigna, ma anche di ciò che succede in cantina. Nessun additivo, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, uso minimo o nullo della solforosa: ogni scelta rispetta la vita del vino. È lasciare che si esprima da sé, come avveniva naturalmente prima dell’era industriale.

Nel Penedès, diverse aziende seguono già questa filosofia radicale, dimostrando che è possibile coniugare viticoltura biologica certificata e vinificazione naturale, terroir mediterraneo e rifiuto totale della chimica, sia in vigna che in cantina.

Il costo della transizione: ragionevole

Contrariamente a quanto si crede, il costo aggiuntivo dell’uva biologica resta moderato: tra il 15% e il 25% in più rispetto al convenzionale. L’uva pagata meglio raggiunge 1 euro al chilo (per le aziende orientate alla qualità), contro 0,50 euro per le grandi imprese e 0,40 per le cooperative.

Non ce l’avremmo mai fatta senza l’impegno di migliaia di vignaioli,” riconosce Joan Huguet. “Il vino è migliore senza usare tanta chimica. Ciò che conta è la terra, e dobbiamo rispettarla.

Una risposta concreta al cambiamento climatico

Dopo tre anni di grave siccità, il Penedès ha capito che l’adattamento è vitale. L’agricoltura biologica migliora la resilienza dei suoli, la loro capacità di trattenere l’acqua e la vita microbica.

Più di 2.700 anni di eredità viticola ci hanno permesso di adattarci a ogni epoca della storia,” ricorda Joan Huguet. “Ora dobbiamo tornare alla vigna, ascoltarla e rispettarla per continuare a fare vino.

Questa filosofia si contrappone all’agricoltura intensiva, che esaurisce i suoli ed espone le popolazioni ai pesticidi. Come ha rivelato lo studio PestiRiv in Francia, gli abitanti vicini ai vigneti convenzionali presentano un’esposizione ai pesticidi superiore del 60% durante i periodi di trattamento. I bambini sono le prime vittime.

Riconoscimento internazionale

Questa posizione pionieristica ha valso al Penedès alcuni prestigiosi riconoscimenti:

  • Lifetime Green Achievement Award (The Drinks Business, 2023)
  • Premio per l’Eccellenza Ambientale (Premios Ecovino, 2025)

Guidiamo un movimento di DO ecologiche,” afferma Joan Huguet. “Vogliamo che l’uva biologica diventi la firma del vino mediterraneo, perché è qui che si produce il miglior vino e dove è nata la viticoltura.” Josep Maria Albet lo considera “Ecco un vantaggio competitivo chiaro in un momento in cui il cambiamento climatico preoccupa e il biologico è in crescita. È un traguardo che possiamo valorizzare per molti anni.

Un modello da seguire

Il Penedès dimostra che una viticoltura 100% biologica su scala DO non è un’utopia, ma una realtà concreta e economicamen­te sostenibile. La sua transizione mostra che è possibile coniugare:

  • Tradizione millenaria e innovazione sostenibile

  • Qualità eccellente e rispetto per l’ambiente

  • Redditività economica e responsabilità sociale


Di fronte alle sfide del cambiamento climatico e della salute pubblica, il messaggio del Penedès è chiaro: il futuro del vino passa attraverso la sostenibilità, e la sostenibilità inizia dal suolo, con l’abbandono definitivo dei prodotti chimici di sintesi.

Altre DO catalane, come Alella o Bages, potrebbero presto seguire l’esempio. E in Europa? Il modello del Penedès dimostra che fare vino biologico su larga scala è possibile, e che la strada verso un’agricoltura responsabile è concreta e percorribile.

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1 Commenti
villies 31 Ott. 2025
villies

Bonjour je suis producteur de vin nature depuis 12ans comment vous contacter ?

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