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Con il passare degli anni gli strumenti non sono cambiati, ma la conoscenza si è evoluta. Ho iniziato a studiare il mondo vino che ho trovato essere un campo, un modo di fare, una filosofia che penso avere molti punti in comune con i miei studi giovanili: la geologia. Entrambe le scienze hanno pilastri stabili su cui si fondano le basi della materia e un’area indefinibile dove tutto è lasciato all’intuizione, agli eventi esterni e interni, alla miriade di variabili che non possono essere determinate a priori.
Per un lungo periodo ho mantenuto il vino come un hobby, lavorando a Milano come videomaker e approfittando della mia flessibilità per bussare alle porte di tanti produttori come Angiolino Maule, Stefano Bellotti, Nino Perrino e altri che mi hanno ispirato e da cui ho cercato di apprendere più segreti possibile.
Terminata la mia vita registica ho iniziato a esplorare il vino vedendolo dalla prospettiva di chi lo propone, di chi lo assaggia e di chi lo vende. Mi sono trasferito in Danimarca e ho iniziato a lavorare nel mondo della ristorazione. Una tappa estremamente importante, fondamentale, che mi ha dato la possibilità di assaggiare tantissime bottiglie differenti, di far evolvere i miei gusti e di iniziare ad esplorare anche il mondo del vino francese. Dopo circa due anni e mezzo e con l'avvento del Covid, decido di rientrare in Italia per iniziare a dedicarmi un po' più alla vigna tenendo ancora però un piede nella ristorazione.
Il mio primo approccio vero e proprio nell’"industria del vino" arriva nel 2021 quando, con un po' di follia, Nicoletta Bocca di San Fereolo decide di scommettere su di me prendendomi qualche mese come suo assistente in cantina. Un evento decisamente importante nel mio cammino sia personale che di produttore.
Conclusa l’esperienza rientro in città per cominciare a lavorare in una mitica enoteca milanese con cui organiziamo un viaggio nel Roussillon che mi folgorerà.
Il terroir, l'unione tra i produttori, l'esoticità e i prezzi delle vigne mi hanno fatto riflettere su una possibile strada che prima non avevo mai considerato: trasferirmi e creare la mia cantina nel sud della Francia.
E' con l'estate del 2022 che riesco a strappare a una delle rockstar della zona, Jean Philippe Padiè, tre mesi di lavoro nel suo Domaine che diventerà poi una collaborazione saltuaria, ancora oggi attiva, ma soprattutto un'amicizia.
Nasce quindi Vento, la mia piccola cantina, che ad oggi conta poco più di due ettari e mezzo e una produzione di circa 2000 bottiglie per l'annata '23, quando di ettari ne avevo uno.
La mia vinificazione ad oggi comprende 3 soli strumenti: la temperatura, l'ossigeno e la solforosa quando serve.
Per la prima, non avendo grandi disponibilità e quantità, utilizzo principalemente delle grandi bottiglie di acqua congelata.
Per l'ossigeno uso il naso e resto abbondante all'inizio del processo di vinificazione fino ad arrivare a giocare con una leggere riduzione per conservare l'evoluzione del vino.
La solforosa la uso solo quando il vino ha finito tutte le fermentazioni principali, alcoolica e malolattica, ma non prima.
Nessun vino macerat al momento.
Nessun vino spumante al momento.
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